25 aprile, Chaouki (Pd) e la nuova Resistenza: “Contro il populismo di Salvini e l'egoismo nazionale. Cameron un cinico"

25 aprile 2015, Lucia Bigozzi
25 aprile, Chaouki (Pd) e la nuova Resistenza: “Contro il populismo di Salvini e l'egoismo nazionale. Cameron un cinico'
“Resistere ai populismi, liberarsi dalle semplificazioni, dalle risposte facili in un tempo così complesso e di fronte a tragedie come quella dei morti nel Mediterraneo”. Muove dai valori del 25 aprile, l’analisi di Khalid Chaouki, parlamentare Pd, per allargare alle nuove emergenze nella conversazione con Intelligonews. Duro con Salvini “il nuovo ideologo”, e altrettanto col no di Cameron all’accoglienza dei profughi nel Regno Unito “indifferenza cinica”. Difende il ruolo del governo in Europa dopo il Consiglio straordinario e replica alle polemiche contro la proposta di introdurre nelle scuole l’insegnamento dell’arabo, del cinese e dello spagnolo…

Settant’anni dopo, nuova Resistenza da chi e da cosa?

«La nuova Resistenza per quanto mi riguarda è ai populismi e alla volontà di strumentalizzare tutto, a volte con un vero e proprio sciacallaggio come abbiamo sentito stamani sulla morte del nostro connazionale Lo Porto, o come nei giorni scorsi sui morti nel Mediterraneo, a partire dal nuovo ideologo Salvini che di fatto ci propina quotidianamente slogan offensivi per l’intelligenza del popolo italiano. Questa per me è la nuova Resistenza e anche il sistema mediatico che dovrebbe dosare un po’ più questa patetica posizione finalizzata a sfruttare qualsiasi tragedia a scopi miseramente elettorali e di facile consenso»

E nuova Liberazione da chi e da cosa?

«Liberazione dalle semplificazioni. Siamo in un periodo molto difficile, con la crisi economica che si associa al contesto internazionale con guerre, terrorismo, miserie; io dico: liberiamoci dalla voglia di scorciatoie, dalla ricerca di risposte facili; in questo momento ci vuole serietà e responsabilità rispetto ai drammi che stiamo vivendo. Ricordiamoci che l’Italia è molto più grande delle patetiche strumentalizzazioni e tentativi di fare di ogni situazione un bacino di propaganda»

Da Bruxelles Renzi ha portato a casa le briciole: qualche nave, piò soldi per Triton e poi? Non le sembra che il Consiglio straordinario alla fine abbia prodotto ben poco e che ancora una volta l’Italia si ritrova da sola ad affrontare l’emergenza immigrazione?

«No. Oltre alle risposte economiche, c’è nero su bianco il tema del ricollocamento dei profughi su base volontaria; certo non è sufficiente ma è un passo in avanti non da poco. E’ chiaro che noi siamo in un contesto di Paesi nazionali in cui prevale ancora l’egoismo nazionale; manca uno spirito di comunità europea che ieri poteva probabilmente manifestarsi di più, ma non possiamo dirci del tutto insoddisfatti. C’è l’attenzione a risolvere il problema della Libia con un mandato affidato alla Mogherini di valutare anche l’opzione militare contro i trafficanti di esseri umani. Credo che rispetto al passato sia giusto riconoscere che c’è stato un passo in avanti. Manca il tema del superamento del Trattato di Dublino però c’è la consapevolezza da parte di tutti, della Merkel e di Hollande, che il tema non è più e solo dell’Italia ma deve essere affrontato a livello europeo e l’aver indetto un vertice straordinario sul tema dei migranti è il risultato delle richieste del governo italiano. Il fatto che siamo riusciti a richiamare l’attenzione non solo dell’Europa ma del mondo sulla drammatica situazione è un dato importante. Vedremo nelle prossime settimane che succederà».

Cameron si limita a mettere a disposizione qualche nave ma non vuole neanche un migrante nel Regno Unito. Pensa che questa chiusura possa condizionare anche altri Paesi europei?

«E’ la dimostrazione chiara di quella indifferenza cinica di cui parlavo. Il Regno Unito si dimostra incapace di essere coerente con i suoi valori. Per timore di perdere consenso, si sacrifica il dovere di salvare vite umane. Abbiamo a che fare con certi leader europei che con premeditato cinismo, di fatto, non contemplano la salvaguardia della vita umana. Bombardare l’Isis e non accogliere o farsi carico delle persone che sono profughi che derivano da quei bombardamenti credo sia una grande sconfitta per un grande Paese come il Regno Unito. Barattare tra la vita e la paura di perdere le elezioni ritengo sia la peggiore pagina della storia recente in alcuni Paesi europei»

Lei che conosce la situazione nei centri di accoglienza come valuta i casi di scabbia segnalati ieri a Milano? C’è il rischio di un allarme sanitario?

«La realtà ci dice che finora di fronte a migliaia di persone arrivati nel nostro territorio non abbiamo avuto casi particolari di emergenza e di pericolo. E questo dimostra che i controlli ci sono e sono intensificati già sulle nostre navi dove vengono accolti i migranti. Il compito degli enti locali e delle prefetture è monitorare la situazione anche da un punto di vista sanitario. Che ci siano alcuni casi di scabbia purtroppo deriva dalle precarie condizioni igieniche in cui si trovano i migranti ma non vedo il motivo per cui alimentare allarmismi. La situazione è sotto controllo, sono impegnati i ministeri della Salute, dell’Interno e della Difesa: dobbiamo sempre tenere altissima la guardia ma la situazione è monitorata e sarebbe anche di più agevole gestione se ci fosse la volontà di alcune Regioni di essere parte integrante di un progetto nazionale e non, invece, scaricare sul governo».

Ogni riferimento al Veneto è puramente voluto?  

«C’è un’ipocrisia plateale nel dire ci dispiace per i morti poi quando arrivano i profughi nessuno li vuole nel proprio Comune. E visto che la nostra conversazione verte anche sul valore del 25 aprile, dico che dobbiamo tutti sentirci vicino a queste persone e ciascuno deve fare la propria parte. Qualche settimana fa, il governo ha tentato di organizzare e programmare meglio la gestione dei profughi assegnando quote sul territorio; purtroppo da alcuni Regioni come il Veneto è arrivata una chiusura che rasenta il disumano e questo è intollerabile. Le risorse per l’accoglienza ci sono e le dislocazioni in piccoli numeri nei Comuni consentirebbero di evitare conflittualità sociale. Sarebbe così se il signor Zaia e il signor Maroni si rimoccasero le maniche perché dobbiamo aiutarci tutti insieme»

Lei ha proposto l’insegnamento della lingua araba nelle scuole e si è beccato molte critiche sui social e anche qualche manifesto. Dica la verità: se l’è proprio cercata la polemica?

«Ho detto una cosa banale e ovvia che esiste in Europa e negli Stati Uniti. Noi abbiamo una presenza di tanti studenti di origini e provenienze diversi; non vedo perché i bambini italiani non possa usufruire dell’opportunità di imparare una lingua in più. Oggi un curriculum vitae vale molto di più per chi conosce più lingue. Conoscere l’arabo, lo spagnolo e il cinese rispecchia la presenza di questi popoli nel nostro Paese e rappresenta un’opportunità per i nostri ragazzi ad approcciare il futuro con una visione più aperta del mondo»

Come risponde a chi sui social e sui muri delle città l’ha criticata?

«Probabilmente molte di queste persone nel loro intimo sperano di conoscere più lingue, anche più complicate dell’arabo. Il mondo è molto più grande delle nostre ottusità. Dare ai ragazzi opportunità in più mi sembra non solo necessario ma naturale, anche perché loro vivranno in un mondo molto più mobile e interessante di quello che conoscono Salvini e i suoi amici che dovrebbero viaggiare un po’ di più»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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