Cardini (storico): “Renzi porterà il Pd al centro e poi verso destra. Silvio lo vede come erede”

25 febbraio 2014 ore 16:46, Lucia Bigozzi
Cardini (storico): “Renzi porterà il Pd al centro e poi verso destra. Silvio lo vede come erede”
Amico di Renzi, col fare paterno della differenza d’età, una buona dose di stima e altrettanto di critica, sana. Franco Cardini, storico, fiorentino come Matteo, legge in controluce il debutto del premier a Palazzo Chigi e in Parlamento nella conversazione con Intelligonews. E da buon toscanaccio a Renzi non le manda a dire, anche quando si sofferma sui suoi rapporti con Berlusconi…
Professor Cardini, che idea si è fatto di Renzi premier e del suo discorso alle Camere? «Una premessa: a parte la differenza di età tra me e Matteo – potrei essergli padre sfortunatamente per lui – e la distanza su molte cose specie sulla politica socio-economica e la politica estera, voglio bene a Renzi e ho per lui un occhio paterno di riguardo, anche quando non sono d’accordo. Detto questo, credo che politicamente non sia stato all’altezza della situazione e non parlo della giacca sbagliata o alle mani in tasca…». E a cosa si riferisce? «Nel suo discorso ho trovato un tono giusto che ha spiazzato il parlamento, non paludato che va dritto ai problemi enunciando un programma chiaro e incisivo.. ha toccato le cose che contano». Cosa l’ha colpita di più? «L’ammissione, bella, franca, pulita un po’ alla Pieraccioni, del fatto che la classe politica è inadeguata e dovrebbe fare alla svelta ad adeguarsi, a rinnovarsi non tanto dal punto di vista anagrafico, piuttosto accogliendo persone che non appartengono allo stretto giro della casta. Ma questo è il Renzi delle dichiarazioni, il Renzi di governo lo vedremo. Certamente si è messo in moto sullo scivolamento di Delrio che non aveva detto una gran follia ma quelle cose non si devono mai dire quando si comincia un governo. E qui c’è il primo campanello di allarme che mi sentirei di suonare al mio amico Renzi». Su quale tasto? «Bisogna affrontare il capitolo dei patrimoni. Non voglio sollevare il fantasma bertinottiano dell’anagrafe patrimoniale ma non è possibile che ci sia chi denunci 1500 euro al mese e come funzionario dello Stato ha lo yacht a Porto Ercole. Il problema dell’evasione fiscale non è quello dell’inasprimento fiscale che sarà inevitabile, piuttosto è la grande sperequazione, c’è un deficit di equità. Renzi in parte non potrà o in parte non vorrà lavorare troppo per ridurre la distanza tra i sempre meno numerosi arciricchi e i sempre più numerosi poveri o poverissimi e strapoveri». Perché non lo farà? Chi glielo impedisce? «Lo vedo da alcuni sintomi anche se i sintomi non sono la malattia ma fanno pensare a un Renzi molto sensibile alle categorie dei poteri forti sostanziali, ai grandi satrapi dell’Expo 2015 che abbiamo visto tutti in fila quando Letta è andato a presentare il suo programma che poi nessuno ha potuto conoscere ma che lui aveva definito ‘sconvolgente’». Le chiedo se e quanto i cosiddetti poteri forti potrebbero condizionare l’agenda del governo. «Purtroppo temo che inciderà molto perché per far ripartire il paese che dare all’opinione pubblica elementi di tranquillizzazione, serve l’appoggio dei mass media, parte integrante degli elementi energetici dei poteri forti e se il buondì si vede dal mattino, se è risuonato sgradevole il governo Letta e gli effetti si sono visti nella frettolosa stretta di mano con Renzi, quando Renzi è arrivato a Palazzo Chigi la Borsa non ne ha risentito per nulla. Cosa che non accade mai quando un governo cade e cade rovinosamente. Renzi dovrà fare i conti coi poteri forti che lo porteranno sulla linea che interessa a loro, non so quanto alla maggioranza del paese che ha altri problemi, a cominciare da quelli giustamente evidenziati da Renzi, come il lavoro. E su questo tema Renzi non può inasprire il mercato del lavoro solo sulle spalle dei lavoratori. Ce la farà Renzi a convincere i suoi sostenitori più influenti di oggi e magari anche se stesso perché a mio avviso non lo è pienamente, che il problema fondamentale è incidere sui profitti e redistribuire su parte dei profitti? Il punto vero è la redistribuzione del lavoro come redistribuzione della ricchezza: è la priorità, ancora prima della riforma del Senato». C’è lo zampino di Bruxelles nella composizione del governo e in particolare sul ministero dell’Economia? «Ci vedo uno zampino forte di Bruxelles. Se fossi Renzi ricomincerei a riconsiderare il nostro rapporto con l’Europa e lo dico da europeista convinto anche se questa Europa non è quella che ho sognato e per la quale ho scritto molto. Renzi non potrà attaccare frontalmente il sistema di Bruxelle dal punto di vista socio-economico perché in questo momento sarebbe un suicidio non solo del suo governo ma della società civile, basta guardare alla Spagna e alla Grecia. Non ho grande fiducia nei poteri taumaturgici di Padoan perché i ministri non devono averne, ma temo che certe ricette proposte da Padoan dietro le quali si vede in filigrana qualcosa di più dello zampino peloso di Bruxelles, non sono le più adatte. Bisognerebbe affrontare Bruxelles dal punto di vista politico». Secondo lei come stanno i giochi tra Renzi e Berlusconi? «A Renzi non interessa Berlusconi ma gli ex berlusconiani e non mi riferisco ad Alfano o Quagliariello dei quali gliene po’ fregare di meno, quanto agli elettori berlusconiani. Renzi vuole i voti di quel bacino dell’elettore migliore di Berlusconi che è poi lo stereotipo di quello che per decenni si è riconosciuto nella Dc. Berlusconi ha grandi responsabilità e non gli perdono il fatto di avermi fatto vergognare di avere un premier come lui quando per lavoro mi trovavo all’estero ma non è uno stupido e sa che il suo tramonto politico è vicino e sa di dover lasciare un’eredità politica». A Renzi? «Renzi è stato fin troppo indulgente nei confronti di Berlusconi e se l’ha fatto è perché ha il suo tornaconto politico. Non può parlare troppo male di lui perché non può offendere una parte dell’elettorato presente e soprattutto quello futuro. Ecco anche perché a Firenze continua a tenere rapporti con berlusconiani sui quali pende un’ombra giuridica. L’obiettivo di Renzi è portare il Pd a diventare una forza centrista possibilmente un po’ spostata a destra. E Berlusconi vede in lui il suo sostanziale erede».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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