Via dei Georgofili, ergastolo a regime di 41 bis per Tagliavia ma resta la Cassazione

25 febbraio 2016 ore 10:28, Lucia Bigozzi
Ergastolo in isolamento. Il boss di Brancaccio, Francesco Tagliavia vivrà così dietro le sbarre di un carcere, almeno fino alla sentenza della Cassazione: lo hanno deciso i giudici della seconda sezione penale della Corte di Assise di Appello di Firenze che hanno chiuso il processo per la strage di via dei Georgofili. Per lui, i giudici hanno disposto che vivrà in carcere da solo. Isolamento diurno, infatti è la decisione finale. 27 maggio 1993: nell’esplosione che devastò la palazzina di via della Lambertesca morirono cinque persone, tra le quali una bimba. Quello che si è celebrato ieri nel capoluogo toscano è il processo d’Appello bis. Si era arrivati a questo dopochè la Cassazione aveva annullato con rinvio una prima condanna all’ergastolo per il boss di Brancaccio sollecitando ulteriori approfondimenti su alcuni elementi di prova correlati alle testimonianze rese ai magistrati dai pentiti Gaspare Spatuzza e Pietro Romeo. Ma cosa non tornava? In pratica, i giudici della Cassazione hanno chiesto di valutare durante il processo d’Appello bis, la veridicità delle affermazioni di Spatuzza circa il fatto che – come lui ha riferito agli inquirenti – Tagliavia avrebbe partecipato a una riunione organizzata per pianificare e preparare l’attentato a Firenze, con nel mirino la sede dell’Accademia dei Georgofili. 

Via dei Georgofili, ergastolo a regime di 41 bis per Tagliavia ma resta la Cassazione
L’incontro, secondo le indicazioni del pentito di mafia sarebbe avvenuto in una villa di Santa Flavia, alcuni giorni dopo un altro attentato che in quel periodo destò molta apprensione: la carica esplosiva fatta saltare pochi istanti dopo il passaggio della macchina con a bordo Maurizio Costanzo e la moglie Maria De Filippi. Non solo: la Cassazione chiedeva anche di fare approfondimenti e ulteriori verifiche anche sull’attendibilità delle dichiarazioni rese ai magistrati dall’altro pentito di mafia, Romeo il quale avrebbe confermato il coinvolgimento di Tagliavia nell’organizzazione della strage nel cuore del capoluogo toscano. Vale la pena ricordare il clima di quegli anni che molti analisti e osservatori inquadrano nella cosiddetta stagione della strategia della tensione e che cominciò con l’assassinio di Salvo Lima a Palermo e proseguì con le stragi di Capaci e via d’Amelio nelle quali persero la vita i giudici Falcone e Borsellino e gli uomini delle loro scorte. Se i giudici hanno emesso il verdetto di condanna confermando l’ergastolo, l’iter processuale andrà avanti fino al terzo grado di giudizio. Luca Cianferoni, l’avvocato che assiste Tagliavia, infatti, ha già annunciato un altro ricorso in Cassazione. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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