Obama dà più privacy agli stranieri, ma cosa cambia davvero?

25 febbraio 2016 ore 15:37, Andrea De Angelis
Da un lato le intercettazioni, dall'altro la privacy. Nel mezzo il caso Apple. Insomma possiamo dire senza paura di sbagliarci che il tema, con il relativo dibattito, è assolutamente centrale negli Stati Uniti. Del resto era prevedibile: quando si parla di sicurezza anche a causa del terrorismo internazionale non si può evitare lo spinoso nodo della privacy. 

Barack Obama ha firmato la legge che estenderà ai cittadini dei Paesi alleati alcune garanzie della privacy di cui godono gli americani. La legge permetterà così a cittadini stranieri di fare causa al governo americano nel caso che i loro dati personali vengano diffusi in modo illegale. Questa, dunque, è la novità più importante, ma è chiaro che dietro una simile decisione c'è anche un interesse da parte del Paese a stelle e strisce. Estendendo le protezioni della privacy Washington spera che questi Paesi continueranno a condividere con gli Usa i dati raccolti dalle proprie forze di sicurezza e di intelligence. Della serie: noi garantiamo la qualità del rispetto della privacy, voi continuate a collaborare con noi. Nonostante (sottinteso) gli ultimi scandali e casi più o meno gravi. 
Obama dà più privacy agli stranieri, ma cosa cambia davvero?
Durante la cerimonia di forma del Judicial Redress Act, Obama non ha evitato il tema più scottante, ovvero quello già citato del rapporto tra privacy e sicurezza. "Anche se il governo è impegnato a lavorare per proteggere la sicurezza dell'America, stiamo attenti alla privacy che è una cosa che consideriamo molto importante". Chissà come userà queste parole chi, come Tim Cook, sta dando vita ad un vero e proprio braccio di ferro che coinvolge l'intera opinione pubblica statunitense. Ha ragione l'Apple o l'Fbi? C'è chi, come Zuckerberg, si è schierato dalla parte dell'azienda di Cupertino e chi invece come Bill Gates dall'altra. Di certo l'intervento di Obama potrà essere in questo senso strumentalizzato, non a caso l'ultima dichiarazione di Tim Cook può essere definita scioccante: "Dare accesso a quell'iPhone sarebbe un cancro", avrebbe dichiarato in un'intervista. 

Per concludere, come riporta Corriere.it, questa decisione è un passo  considerato necessario non solo dai servizi segreti americani per ristabilire un clima di effettiva collaborazione con le autorità di altri Paesi, ma anche le grandi società tecnologiche. Queste infatti avrebbero fatto pressione sulla Camera dei rappresentanti e sul Senato perché il clima di diffidenza seguito alle rivelazioni di Snowden aveva reso più difficili i rapporti di affari con le controparti europee.




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