E' un poker di startup Made in Italy a conquistare la Cina. C'è anche Horus

25 febbraio 2016 ore 17:19, Andrea De Angelis
Quante volte abbiamo sentito dire che i prodotti cinesi stanno invadendo il nostro mercato? L'amato e odiato made in China non è teorizzato sui libri o negli Atenei, ma è un dato di fatto ormai da anni. Così la notizia di oggi fa particolarmente piacere perché dimostra da un lato che le idee hanno ancora il loro "prezzo" e dall'altro che il Made in Italy è stato, è e sarà ancora sinonimo di eccellenza nel mondo. 

Get, Iomote, Horus, Archon. Sono questi i quattro vincitori, provenienti rispettivamente da Roma, Milano e Modena, del contest #RoadToSuccess, l’evento che si è svolto ieri pomeriggio nel Tempio di Adriano, sede della Camera di commercio di Roma, da IngDan Italia e Maker Faire Rome, con la selezione conclusiva dei venti progetti finalisti che hanno partecipato al concorso lanciato in occasione della terza Maker Faire europea tenutasi lo scorso ottobre alla 'Sapienza' Università di Roma. I creatori dei quattro migliori progetti, tutti giovani maker, avranno dunque l’opportunità di effettuare, grazie a IngDan, un road show mirato nella 'Shenzhen Valley', l’area geografica che ospita la più grande produzione dell’elettronica a livello mondiale e che vanta un’estensione due volte quella della Silicon Valley
E' un poker di startup Made in Italy a conquistare la Cina. C'è anche Horus
Andiamo a vedere più da vicino i progetti con l'ausilio dell'Adnkronos. Get è un bracciale wearable che rende più immediata l’interazione tra l’utente e i suoi devices utilizzati nella vita quotidiana. Iomote è la migliore piattaforma end-to-end per lo IoT professionale per i system integrators. Archon ha sviluppato un software capace di coordinare e programmare in modo automatico il volo di droni multipli con lo streaming in tempo reale dei dati raccolti durante la ricognizione. Infine Horus è invece un dispositivo indossabile sviluppato per assistere persone cieche e ipovedenti durante l’arco della giornata. 

Di Horus ne avevamo già parlato lo scorso mese. La notizia infatti del finanziamento da quasi un milione di dollari non poteva e non può che far sorridere ed emozionare i due giovani italiani che da anni stanno lavorando a un sogno: ridare almeno in parte la vista ai ciechi. Per farlo hanno ideato Horus Technology, startup tutta Made in Italy  basato su una serie di sensori e telecamere che osservano e monitorano l’ambiente circostante, “traducendolo” in stimoli uditivi che vengono trasmessi all’utente. Questo riceve informazioni utili, ad esempio su attraversamenti pedonali o riconoscimento di oggetti, al momento opportuno. Il tutto avviene non con un comune auricolare, ma attraverso la conduzione ossea: in questo modo l’udito della persona non risulta penalizzato ed è possibile ascoltare le informazioni anche in contesti rumorosi. Il debutto sul mercato non è più un sogno dunque grazie a un investimento da 900mila dollari da parte dell’americana 5Lion Holdings che ha creduto nell'intuizione e nel lavoro del savonese Saverio Murgia e del socio Luca Nardelli, trentino che studia a Genova. 
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