Trump vince anche in Nevada: il "muro" di Papa Francesco non l'ha fermato?

25 febbraio 2016 ore 16:33, Andrea De Angelis
L'ascesa di Trump sembra inarrestabile. Sembra. Perché l'idea che possa diventare il nuovo Presidente degli Stati Uniti appare, giustappunto, solo un'idea e nulla più. Certo, alcuni diranno che anche l'elezione di un afroamericano alla Casa Bianca apparteneva alla fantapolitica fino a qualche tempo fa. Di certo oggi Trump è visto, soprattutto dall'opinione pubblica internazionale, come quello che "le spara grosse". 

"I love the poorly educated" (amo gli ignoranti) è solo l'ultima di tante. La dichiarazione di Donald Trump, pronunciata dopo la schiacciante vittoria di ieri nei caucus repubblicani in Nevada, sta diventando virale nei social media, dividendo gli internauti tra quanti si sentono offesi dalle parole del miliardario newyorchese e chi invece ritiene che siano state estrapolate dal contesto. "Abbiamo conquistato i giovani, abbiamo conquistato gli anziani, abbiamo conquistato le persone con un'alta educazione, abbiamo conquistato gli ignoranti. Io amo gli ignoranti", ha detto.
Se qualcuno poteva pensare che le parole di Papa Francesco pronunciate dal viaggio di ritorno dal Messico potessero frenare la corsa politica del possibile candidato repubblicano alle prossime elezioni, oggi avrà più di un dubbio. "Una persona che pensa solo a costruire muri" e "non a costruire ponti, non è cristiano", aveva detto Bergoglio sul volo di ritorno dal suo viaggio in Messico, rispondendo a una domanda sulle affermazioni del candidato alla nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca di voler costruire 2500 km di muro lungo la frontiera e deportare 10 milioni di immigrati. Trump aveva replicato immediatamente: "Il Papa è un personaggio molto politico". Salvo poi affermare il giorno dopo: "Il Papa è un tipo meraviglioso". In realtà era stato proprio il politico ad aprire lo scontro: "Credo che il papa sia una persona molto politicizzata – aveva detto il magnate durante un’intervista a Fox Business – non penso che Francesco capisca il pericolo che corriamo con un confine aperto con il Messico".
Chiusa questa parentesi, resta da dire che Trump sta andando al di là delle aspettative. Ne è testimonianza il ritiro dalla contesa di Jeb Bush, ex governatore della Florida dal 1999 al 2007 e considerato in estate il favorito per la corsa alla Casa Bianca. "Volevo correre per unificare il Paese dietro soluzioni conservatrici. La presidenza degli Stati Uniti è più grande di una singola persona, più grande di un singolo candidato. Per questo vi ringrazio e sospendo la mia campagna", ha detto commosso. 

Insomma, chi vivrà vedrà. Di certo tra i democratici non si assiste a scene di panico: dover affrontare un avversario come Trump non sarà una benedizione, ma poco ci manca. Anzi, forse è il miglior avversario per un democratico uscente. Visto il principio dell'alternanza (basti pensare alla Francia) di solito il favorito è proprio il candidato del partito all'opposizione. Dunque Clinton o Sanders poco cambia: le possibilità che gli Stati Uniti restino nelle mani dei democratici sono alte. 
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