Il Fmi chiede aiuto al G20, ma non dovrebbe essere il contrario?

25 febbraio 2016 ore 16:28, Luca Lippi
Anche il Fmi replica quanto sostenuto dalla Bce di Mario Draghi, l’allarme ha come oggetto l’economia mondiale sempre più debole a causa delle turbolenze finanziarie e del calo del prezzo delle materie prime.
La colpa è soprattutto del rallentamento economico cinese che aumenta le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia globale. L’economia in Cina, la seconda più grande del mondo, sta crescendo al ritmo più lento degli ultimi 25 anni. Di questo si parlerà proprio al G20 in programma proprio a Shanghai.

Il Fmi chiede aiuto al G20, ma non dovrebbe essere il contrario?
Ormai le uniche possibilità di scambio sono proiettate all’export, l’unico Paese in grado di assorbire offerta è la Cina, la Cina è in fase di riposo in questo momento e di conseguenza le economie ormai ridotte solo ad esportare a causa dello scarsissimo mercato interno, si indeboliscono sempre di più e di conseguenza indeboliscono irrimediabilmente anche la crescita interna.
Scrive il FMI: “Ad aggiungersi a questi venti contrari ci sono le preoccupazioni circa l’impatto a livello mondiale della transizione della Cina verso una crescita più equilibrata, insieme ai segnali di sofferenza di altri grandi mercati emergenti, tra cui il crollo dei prezzi delle materie prime”. Poi il Fmi si abbandona ad un’ovvietà, ma può essere comprensibile, ormai la chima è la medesima da mesi; specifica il Fmi che ogni previsione sulla crescita potrebbe essere influenzata dalle turbolenze sui mercati, il crollo dei prezzi del petrolio e i conflitti geopolitici.
Il pardaosso è che il Fmi chiede ai Paesi che compongono il G20 un piano per mettere in sicurezza l’economia dei Paesi considerati economicamente più vulnerabili, e il paradosso sta nel fatto che se lo stesso Fondo Monetario intravede una crescita del Pil sotto le aspettative per l’anno in corso non si capisce come le economie sottostanti possano predisporre piani di risanamento se hanno la prospettiva di andare in deficit esse stesse.
In conclusione, anche il fatto che Christine Lagarde riveda al ribasso la stima del Pil mondiale (3.4% nel 2016 e del 3.6% nel 2017), non è affatto una novità, è dal 2010 che il Fmi smentisce se stesso rivedendo senza soluzione di continuità al ribasso le sue stesse stime di crescita del Pil mondiale. Se ora siamo al padre che chiede “la paghetta” al figlio, sarebbe il caso di rivedere il ruolo di certe istituzioni prima ancora di capire quello del G20.

autore / Luca Lippi
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