Italicum? Ritorno al latinorum...

25 gennaio 2014 ore 9:00, Paolo Pivetti
Italicum? Ritorno al latinorum...
Ed eccoci all’Italicum, nome della nuova proposta di legge elettorale uscita dall’incontro Renzi - Berlusconi, che domina le cronache della settimana. Nome di ben altra risonanza rispetto ai suoi predecessori, pure latinamente denominati: il Porcellum, così chiamato dal suo stesso creatore, l’onorevole Calderoli, colto da una crisi di coscienza già al momento del parto e, più remoto ma non dimenticato, il Mattarellum, dal nome dell’ideatore, l’onorevole Mattarella. Perché Italicum? Forse per differenziarlo da ipotetici modelli di altra nazionalità che recentemente hanno fatto il giro dei talk show, tipo un Ibericum ispirato al modello spagnolo, o un Germanicum ispirato a un modello tedesco; o un Britannicum ispirato a un modello inglese, in realtà mai entrato in competizione. Bene, ora c’è in gara l’Italicum, e questo ci invita a riflettere, anziché su soglie di sbarramento o premi di maggioranza, su questo curioso ritorno al latino nel linguaggio politico. In un momento di globalizzazione inglesizzante, dove siamo assediati da un esercito di welfare, bipartisan, question time, devolution, politically correct, impeachement, road map, authority eccetera, è bello vedere che il latino fa sentire la sua presenza. In fondo, è o non è la nostra lingua d’origine? Già qualche mese fa la tendenza era stata anticipata dal primo ministro Letta, non con un nome, ma con un’intera espressione latina: “Il cupio dissolvi non porta da nessuna parte”, aveva affermato il premier rivolto a Berlusconi nel tentativo di prevenire quella dissoluzione della Maggioranza delle Larghe Intese che poi in effetti si verificò.
Italicum? Ritorno al latinorum...
È difficile immaginare che Letta volesse bloccare l’irrequietudine di Berlusconi  citandogli san Paolo, dal quale l’espressione indirettamente deriva attravero una citazione di Tertulliano, scrittore cristiano del II secolo: “Cupio dissolvi et esse cum Christo, dicit apostolus”. Di fatto, il cupio dissolvi, divenuto, dopo san Paolo e Tertulliano ultralaico nel semplice significato di “desiderio di autodistruzione”, suonava bene all’occorrenza, per quelli che l’hanno capito. Resta il fatto curioso di quanto latino è rimasto nel nostro linguaggio politico. Pensiamo ai vari par condicio, referendum, memorandum, ad personam, casus belli, moratoria, iter, bonus, ultimatum, super partes... Tornando all’Italicum, la notizia è completata dal fatto che è stato approvato a larghissima maggioranza dal plenum della direzione PD. Tant’acqua è passata sotto i ponti, ma il latinorum resta. Viva il latinorum.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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