Dopo l'Isis anche da profugo: a Carnevale ogni costume non vale

25 gennaio 2016 ore 9:22, Andrea De Angelis
Ci eravamo indignati come tutti lo scorso anno quando a carnevale alcuni optarono per vestire i propri bambini da terroristi dell'Isis. Un mese dopo Charlie Hebdo, per intenderci, e prima di quanto accaduto nuovamente a Parigi (e non solo) nel corso di un 2015 caratterizzato dal terrorismo internazionale. 

Il tempo passa, ma il buongusto continua a scarseggiare. Così, agli inizi di un anno che potrebbe superare il record del 2015 per il numero di migranti sbarcati (ma sarebbe più corretto dire diretti, visto l'impressionante numero di vittime) nel vecchio continente, ecco arrivare anche il costume da piccolo profugo. Raffigurante probabilmente i migranti del secondo dopoguerra e non quelli di oggi, dicono alcuni cercando di giustificare tale scelta. Come se i migranti fossero catalogabili per epoche e non per il comune denominatore del dramma vissuto. 
Detto ciò, va detto che il costume era in vendita su Amazon, non in un piccolo negozio di periferia. L'azienda si è prontamente difesa così: "Gli articoli sono offensivi nel modo in cui sono presentati e tale articolo è potuto apparire perché ci sono venditori terzi che inseriscono i loro prodotti su Amazon come market place. Non appena abbiamo avuto segnalazioni dagli utenti ci siamo mossi per rimuovere l’articolo di pessimo gusto”, si legge nel comunicato stampa. Per la cronaca, il prezzo del vestito, sia per bambini che per adulti (il dramma dei migranti, del resto, non conosce età) andava dai ventiquattro ai trentasei euro
Dopo l'Isis anche da profugo: a Carnevale ogni costume non vale
"Forse l’azienda potrebbe investire gli stessi soldi per comprare un giubbino per un bambino che magari si trova in questo momento in mezzo al mare. Un messaggio commerciale in un momento storico così delicato è davvero vergognoso e da stigmatizzare", ha detto il responsabile nazionale Caritas emigrazioni Oliviero Forti. Critiche sono arrivate oltre che sui social anche da altri giornali come ad esempio Famiglia Cristiana che per prima ha denunciato il fatto parlando di "gaffe di Amazon", riportando anche alcuni commenti comparsi sul sito: "Questa è una cosa vergognosa, ciò che pubblicate, voi non sapete manco cosa passano o cosa vuol dire essere profugo e scappare da una guerra", e ancora "vi rendete conto veramente di cosa state vendendo?! Cosa si insegna ai bambini di oggi che poi saranno gli adulti di domani". 

Chissà, magari tra qualche decennio sui libri di scuola si riporterà anche questo episodio. "Correva l'anno 2016 e a carnevale qualcuno aveva l'idea di vestirsi da profugo..." e i bambini, in classe, penseranno che potesse essere una originale forma di solidarietà. Prima di scoprire che in circolazione c'erano anche i costumi dell'Isis...



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