Benzina su di 0,44 centesimi: pesano tasse su tasse

25 gennaio 2016 ore 9:30, Luca Lippi
Se per un giorno la benzina fosse completamente gratuita, gli italiani la pagherebbero poco meno di un euro! È un dato di fatto al quale siamo proni da anni ma che deve avere una spiegazione come tutte le cose. Si fa un gran parlare di ripresa, di spesa impegnata per rilanciare l’economia, sacrifici enormi e rospi da ingoiare per cercare di dare ossigeno alle imprese e poi quando c’è da sfruttare una congiuntura positiva? Confartigianato non ha certo sollevato un grido di allarme, ma ha quantomeno sottolineato una situazione paradossale; l’Italia gode di uno dei prezzi industriali più bassi di tutta Europa e dice:  “La fase ribassista del prezzo del petrolio riduce i costi di trasporto delle imprese, accompagnando la ripresa in corso: all’11 gennaio 2016 il costo del gasolio per una impresa manifatturiera, al netto dell’Iva, è di 1,022 euro/litro, non è solo un mero conticino matematico è per fare capire quanto potrebbe contribuire se associato alla lieve ripresa in atto. Tuttavia, prosegue Confartigianato: “La pressione del fisco attenua la ricaduta del ribasso” tradotto significa che l’Italia si colloca al 2° posto del prezzo comprensivo di accisa, la più alta dell’Eurozona, il prezzo al consumo, comprensivo di Iva, in Italia è il più alto dell’Ue, dato che l’Italia è al 2° posto in Eurozona per prelievo dell’Iva. La situazione diventa ancora più paradossale se il carburante è per uso privato: in questo caso siamo saldamente in testa con un non invidiabile primato.

Benzina su di 0,44 centesimi: pesano tasse su tasse
Facendo un elementare calcolo sarebbe facile immaginare che, ad una diminuzione del 50% del costo del petrolio al barile, dovrebbe corrispondere la diminuzione del 50% del prezzo della benzina. E così, se ad agosto 2014 la verde costava 1,700 euro al litro, adesso (gennaio 2015) dovrebbe costare circa 0.850 €/l. ma come notiamo tristemente ogni giorno il prezzo del solo carburante viene notevolmente inquinato dalle tasse, ma soprattutto dalle tasse sulle tasse; senza considerare che stiamo ancora pagando la guerra di Etiopia, eppure abbiamo la certezza che una certa parte politica sia sempre stata determinata a cancellare ogni segno del passato! Fosse solo questa l’accisa della vergogna! Eccole le dieci accise che sono il piombo vero del pregiato liquido:
0,000981 euro: finanziamento guerra d’Etiopia (1935-1936)
0,00723 euro: finanziamento per la crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione post terremoto in Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione post terremoto in Friuli del (1976)
0,0387 euro: ricostruzione post terremoto in Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra in Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto per gli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di eco-autobus (2005)
0,0051 euro: ricostruzione post-terremoto dell’Aquila (2009)
0,0071: finanziamento alla cultura (2011).
Sommando tutte le accise e aggiungendo l'Iva del 22% (paghiamo la tassa sulle tasse in questo caso) otteniamo un incremento del prezzo del carburante di circa 0,5 €/litro. In poche parole, in assenza di tali accise (o parte di esse), il costo della benzina adesso potrebbe essere quantomeno inferiore ad 1 euro al litro: un miraggio per le nostre tasche.
Rispetto alla fine del 2008, quando si registrò un altro sensibile calo dell’oro nero, pagavamo addirittura meno. All’epoca l’Iva era al 20% (ma si applicava su un prezzo medio del barile più alto di circa 15 dollari rispetto all’attuale) e le accise raggiungevano i 42.3 centesimi, per un totale di circa 61 centesimi al litro. Oggi, con l’Iva al 22% ma con il petrolio addirittura a livelli più bassi,  si è a quasi 85 centesimi per litro. Il meccanismo che causa questo paradosso è la violazione di uno dei principi base ce dovrebbero regolare le norme tributarie e cioè il pagamento delle tasse sulle tasse. Hai voglia a pagare gabelle per sostenere la ripresa se neanche il carburante a prezzi favorevoli diventa inutile per un settore come quello dell’autotrasporto senza bisogno di intervento strutturale. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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