Borse in rialzo ma il petrolio non c'entra

25 gennaio 2016 ore 11:00, Luca Lippi
C’è volatilità sui mercati, troppa volatilità (sostanzialmente è l’incertezza circa i futuri movimenti di un bene o di una attività finanziaria, quindi il suo movimento non è mai la conseguenza della legge di mercato). Quindi se Draghi ha rassicurato un comparto, quello bancario e non i risparmiatori, ma il sistema, e quindi “anche” i risparmiatori, l’avvio positivo di settimana ha poggiato la sua fiducia esclusivamente sulla chiusura positiva della Borsa di Tokyo e di Wall Street, per poi tornare a una più modesta e mesta rimessa negativa. Ora si aspetta la riunione di mercoledì prossimo della Fed nella vana ricerca di una direzione da prendere, nel frattempo i riferimenti sono tutti al ribasso sempre in clima di mestizia. Le ultime due sedute delle Borse europee hanno esclusivamente beneficiato degli stimoli monetari promessi da Draghi poi però gli operatori (non quelli da tastiera in ciabatte e canottiera) guardano a nuove misure da parte della Bank of Japan alle prese con rafforzamento dello yen e le crescenti pressioni deflattive.  

Borse in rialzo ma il petrolio non c'entra
In questa settimana ci saranno dati molto importanti come l’indice di fiducia degli imprenditori tedeschi, e poi il fatturato e le vendite al dettaglio in Italia. Dagli Stati Uniti sarà resa nota l'attività manifatturiera calcolata dalla Fed di Dallas. Poi mercoledì la Yellen fornirà indicazioni sulle prossime mosse di politica monetaria della Fed alla luce dell'attuale scenario globale. Già venerdì dagli Stati Uniti è stato rilasciato un lepre dietro cui sono corsi tutti i levrieri targati (parco buoi) un numero di vendite di case che è stato estratto dalle case già esistenti, e su questo dato c’è stato il rimbalzo artefatto dei mercati azionari statunitensi, ma la realtà è un’altra, i numeri reali sulla vendita delle case sono la media degli ultimi due mesi, rimbalzo o non rimbalzo, è ben al di sotto della media dei precedenti sei mesi ovvero 5,43. Da questo si innesca una dinamica piuttosto naturale, prezzi futuri più alti e minori vendite,
Detto questo però, il discorso di mercoledì della Yellen sarà propedeutico a giustificare il dato assai più importante del Pil americano dell’ultimo trimestre atteso in un misero 0,9% (confronto ai nostri sono dati eccezionalmente deludenti) che, se ne consideriamo la tenuta che è sostenuta col solito giochetto delle scorte diventa addirittura disastroso. La nevicata sarà la solita scusa per l’ennesima figuraccia sulla crescita americana, e magari pregano perché ce ne sia un’altra poiché quella della settimana scorsa non è ancora sufficiente a giustificare una crescita così deludente per il primo trimestre 2016. Le banche statunitensi ovviamente anelano a un continuo rialzo dei tassi, ma la Yellen farà ricorso alla variazione del prezzo del petrolio per giustificare una moderata ripresa dell’inflazione ma per chi si occupa professionalmente di finanza sa bene che la variazione del prezzo del greggio non ha alcun impatto con l’inflazione e allora la preoccupazione maggiore è che il mercato finanziario di riferimento viaggia sui minimi e che oltrepassati al ribasso questi si aprirebbe un baratro senza precedenti. La yellen forse alzerà ancora i tassi ma in misura talmente ridotta che non farlo sarebbe la medesima cosa, giusto giusto per non avere il broncio dei banchieri centrali.

Presumibilmente sarà una settimana finanziaria di riposo, chi doveva muoversi si è già mosso nella settimana scorsa (l’Italia ha già una perdita da inizio anno di 11%) e ora c’è da stare in finestra a seguire la successione degli eventi, rimane osservato speciale il petrolio sul quale tornano le vendite. Il future sul Wti e il Brent viaggiano ora sotto la soglia dei 32 dollari al barile. Il recupero registrato nelle passate sedute era stato dettato dalle possibili future mosse delle banche centrali, in particolare della Bce, che potrebbero mettere in atto ulteriori mosse per stimolare la ripresa economica della zona e quindi una ripresa dei consumi a livello globale, tuttavia si sta rimestando solo il fondo poi rimangono i noccioli da spremere in attesa che succeda qualcosa di veramente dirompente in grado di giustificare misure straordinarie. Ricordiamo che se il petrolio scende ancora ancora più straordinaria di una guerra come misura non c’è! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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