La testa durante l'emicrania: quale segreto nasconde? La FOTO-rivelatrice

25 gennaio 2016 ore 10:49, Micaela Del Monte
Spesso chi viene colpito da emicrania o forte mal di testa non pensa a quali possano essere realmente i fenomeni che si verificano nel nostro cervello e soprattutto come questo reagisce al dolore provato. Lavorare di fantasia in quelle circostanze è l'ultima cosa che ci viene in mente visto che a volte il dolore provato è troppo forte anche per pensare a come respirare.

La testa durante l'emicrania: quale segreto nasconde? La FOTO-rivelatrice
Questa particolare patologia tra l'altro colpisce più del 15% della popolazione mondiale e nonostante questo resta un mistero soprattutto a causa della diversificazione e la pluralità di fattori complessi da identificare. O almeno lo era fino a qualche giorno a quando l'Università di Napoli ha pubblicato una foto in cui era stata immortalata l’emicrania con aura in alcuni pazienti, un’infiammazione che coinvolge solo una parte della testa, grazie alla risonanza magnetica funzionale, finalizzata ad associare ai due tipi di emicrania presi in esame – con aura e senza aura – un particolare funzionamento delle aree cerebrali visive. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata Chephalagia ed è stato effettuato su un campione di 1.200 pazienti volontari, ma la cosa importante è che può portare molti risultati significativi alla cura dell’emicrania, allo scopo di suggerire una più efficace terapia che possa combattere l’emicrania, solitamente un mal di testa che coinvolge solo una parte della testa, è dotato di una natura pulsante e ha una durata che può variare dalle 2 alle 72 ore. "I risultati del nostro studio permettono di osservare più profondamente questo diffuso mal di testa – ha spiegato Antonio Russo, coordinatore del Centro cefalee dell’Azienda ospedaliera – Seconda università di Napoli, che tratta ogni anno oltre 1.200 pazienti – e di distinguere l’emicrania con e senza aura, caratterizzate da un diverso coinvolgimento delle aree cerebrali”. 

“Il nostro studio – ha precisato da parte sua Gioacchino Tedeschi, direttore della prima Clinica neurologica della Seconda università di Napoli – conferma che l’aura emicranica è presente quanto vi è un’intensa attività dei neuroni, dapprima focalizzata nelle aree che controllano la visione e poi diffusa attraverso la corteccia cerebrale”. L’aura si rispecchia nell’attivazione della corteccia visiva, situata sopra la nuca, che resta attiva anche quando gli attacchi dolorosi non sono presenti, come una lampadina accesa. Quella che i ricercatori chiamano ‘aura visiva’, può presentarsi come uno sciame di lucciole o al contrario come una macchia cieca che aleggia nel campo visivo. 

“Purtroppo, molto spesso – ha proseguito Alessandro Tessitore, altro autore della ricerca – i pazienti con episodi di emicrania con aura, o ancor di più con aura senza emicrania, sono costretti a peregrinare per diversi specialisti in attesa di una diagnosi corretta e di una conseguente terapia appropriata”. Andando a studiare le aree visive ancora più approfonditamente, i ricercatori hanno dimostrato che c’è un’area cerebrale specifica che fa la differenza, si chiama giro linguale. Lo studio, per la prima volta, dimostra dunque con le immagini che anche al di fuori degli attacchi, e indipendentemente dalle stimolazioni visive, i pazienti affetti da emicrania con aura hanno un tratto distintivo di sofferenza che li attanaglia giorno e notte, anche quando il cervello è a riposo. 
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