Il leghista Fedriga: “Schengen o non Schengen, l’Europa è già saltata. Io al Family Day"

25 gennaio 2016 ore 14:48, Lucia Bigozzi
“Schengen o non Schengen, l’Europa è già saltata. Tenere le porte aperte a tutti significa svilire l’essenza dell’Europa e mettere avanti meri interessi economici, ovvero manodopera a bassissimo costo”. Dallo scontro sulle frontiere al blitz dell’antiterrorismo sull’ennesimo foreign fighters passando per un altro tema caldo, le unioni civili. A Intelligonews Massimiliano Fedriga (Lega) a tutto campo e pronto a scendere nella piazza del Family Day. 

Che segnale è lo scontro su Schengen? In Rete c’è chi posta slogan come “Giù le mani da Scenghen” ma anche “Si Schengen dall’Ue”. 

«Noi chiediamo da tempo la sospensione di Schengen perché dopo gli attentati in Francia si è visto come i responsabili circolavano liberamente in Europa e oltretutto continua a farlo l’ultimo killer che non si trova. In secondo luogo, perché Schengen prevede misure non solo sulla libera circolazione delle persone entro i confini europei ma anche il controllo dei confini; cosa quest’ultima che già adesso non viene rispettata per il fatto che almeno una parte dell’Europa ha voluto fare entrare chiunque»

Come va finire secondo lei?
 
«Non lo so, ma mi sembra chiaro che si stanno contrapponendo due visioni dell’Europa: una che vuole tutelare i propri confini e i cittadini; l’altra vuole le porte aperte e in questo modo snatura l’essenza stessa dell’Europa e non solo per una visione ideologica ma anche per meri interessi economici, perché mi pare chiaro che qui l’obiettivo sia importare manodopera a bassissimo costo da contrapporre ai lavoratori europei. Non lo dico io, ma qualche mese fa lo ha detto il vicepresidente della Cdu tedesca quando ha affermato: come si fa a integrare i migranti? Con il lavoro. E come si fa a dare lavoro? Abbassando il salario minimo per gli immigrati. Ecco, questo concetto è stato “venduto” come principio nobile dell’integrazione»

Ma c’è il rischio che l’Europa salti su Schengen?

«L’Europa è già saltata dal punto di vista economico e monetario: è un dato di fatto. Ci hanno sempre accusato di voler uscire dall’euro ma in realtà noi siamo coerenti e consapevoli del fatto che è un sistema che non sta in piedi e dunque vanno predisposte via alternative perché questo sistema non solo non ha dato risposte efficaci ma molte volte è andato contro gli interessi dei cittadini».  

E’ stato arrestato un foreign fighters che andava e tornava dai teatri di guerra. Come commenta il nuovo blitz dell’antiterrorismo in Italia? Secondo lei anche questo è collegabile a un effetto Schengen? 

«Più che di Schengen questo mi pare un effetto di Alfano e Renzi al governo. Se vanno avanti così, forse tra cento anni abbiamo espulso tutti i terroristi dal nostro Paese. Ma nel frattempo, cosa succede? Qui si fa passare il concetto che prenderne uno alla settimana o al mese sia una grande vittoria, la realà invece è che da noi ci sono persone pericolose che girano, non sappiamo quanti sono con precisione e soprattutto con la politica delle ‘porte aperte’ da parte del governo, anche i filtri e i meccanismi di controllo rischiano di indebolirsi ulteriormente»

Passiamo al ddl Cirinnà. Andrà al Family Day sì o no? 

«Io andrò in piazza e parteciperò al Family Day per due ragioni. La prima: i bambini non sono un oggetto del desiderio degli adulti. Non esiste alcun diritto ad avere un figlio ma esiste il diritto di un bambino ad avere un papà e una mamma; quindi si sta stravolgendo la realtà. La stepchild è solo un grimaldello per fare entrare le adozioni per le coppie gay e questo ormai è palese come ha dimostrato che al primo ricorso fatto, viene vinto. Non hanno nemmeno il coraggio di scrivere adozioni gay sul testo della legge, ma come al solito ricorrono a mezzucci. L’altro motivo per cui vado al Family Day è semplice: sono disposto a discutere sui diritti delle singole persone, ma altra cosa è riconoscere sostanzialmente il matrimonio gay. Non mi piace lo stato etico, lo stato morale che dice qual è la quantità e la qualità dell’amore. A questo punto sarebbe più coerente – e io non lo condivido – stabilire che per unirsi basta che i contraenti dichiarino il loro amore; ma allora vale anche se siamo in 3 o in quattro, cioè vale anche per la poligamia. Lo Stato, invece, non deve avere il metro dell’amore e può fare solo una valutazione oggettiva sulla coppia naturale formata da un uomo e una donna»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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