Libia, governo di Tobruk nel caos: niente fiducia. E l'Italia fa 'la colonia degli americani?'"

25 gennaio 2016 ore 15:55, Marta Moriconi
E' caos e polemiche. Alla conferenza di Roma sulla Libia del 14 dicembre ultimo scorso era emerso "un sostegno unanime alla firma dell'accordo" sul governo di unità nazionale prevista per il 16 dicembre. Il fattore tempo era fondamentale, andava accelerata la soluzione della crisi libica, di fronte alla minaccia del terrorismo. Per Kerry le difficoltà maggiori sarebbero dovute essere il superamento di decenni di dittatura, superabili solo con l’impegno a favorire la sovranità del popolo libico sul loro destino.
Un destino amaro.
"La camera dei rappresenti" di Tobruk "ha respinto la formazione del governo d'accordo" nazionale libico. Come appare in un tweet del sito libico Wadi Dinar 104 deputati, "15 per il governo e 89 contro",hanno deciso le sorti della Libia. Il sito Alwasat cita un parlamentare, Eissa el Eirebi, il quale "ha annunciato che la Camera dei rappresentanti ha rifiutato" oggi "la formazione del governo di accordo nazionale" e conferma che hanno partecipato al voto 104 deputati. Il no di 89 deputati su 104 al governo di unità nazionale viene confermato anche da un tweet del sito della tv Libya Channel.

Libia, governo di Tobruk nel caos: niente fiducia. E l'Italia fa 'la colonia degli americani?''
E se si allontana la formazione di un governo di unità nazionale del premier designato Fayez al Sarraj, sul fronte militare internazionale, soprattutto anglo-americano, l'azione sarebbe dietro le porte. D'altronde i terroristi nello stallo guazzano e si alleano per spartirsi il territorio. A questo punto, per questi Paesi occidentali che guardano al Mediterraneo con angoscia non resta che addestrare militari in Libia per contrastare l'avanzata dell'Isis insieme (pare) a forze speciali russe, come rivela il Times che parla di commandos inizialmente stanziati nella base di Gamal Abdel-Nasser, vicino a Tobruk, sede del parlamento riconosciuto a livello internazionale, poi spostatisi nella base dell'aviazione di Benina a Bengasi. 
E l'Italia? Non guarda, secondo i parlamentari del M5S in commissioni Esteri e Difesa: "Il governo, secondo fonti vicine al premier, vorrebbe seguire una road map chiara e nota a tutti per intervenire con azioni militari in Libia, ragionevolmente entro due o tre settimane. Sarebbe troppo chiedere al ministro degli Esteri Gentiloni, e al presidente del Consiglio Renzi, di informare anche il Parlamento italiano di questi piani perfettamente concordati con gli Usa? Siamo ancora una democrazia parlamentare, o una colonia degli americani?",
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