Non VeDrò nulla: Letta rinuncia alla Kermesse della sua associazione sforna ministri

25 giugno 2013 ore 10:02, Alfonso Francia

Non VeDrò nulla: Letta rinuncia alla Kermesse della sua associazione sforna ministri
L’evento dell’estate è annullato. VeDrò, il think tank più chiacchierato a Montecitorio, ha cancellato il suo meeting annuale. Il motivo ufficiale: troppe richieste di accredito. Quello vero: meglio tenere un basso profilo sull’associazione - fondata da Enrico Letta e Angiolino Alfano - della quale fanno parte sei membri dell’attuale governo.

Gli aderenti al pensatoio, oltre al premier Pd e al vicepremier Pdl, sono il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, quello dell’ambiente Andrea Orlando, il titolare dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, delle pari opportunità (dimissionaria) Josefa Idem e della Salute Beatrice Lorenzin. Un affollamento decisamente sospetto, che aveva fatto drizzare le antenne alla stampa, precipitatasi a chiedere accrediti per l’incontro dei “vedroidi” organizzato ogni agosto a Dro, in provincia di Trento. Ma subito è arrivata una lettera del presidente dell’associazione Benedetta Rizzi, che ha annunciato l’annullamento dell’edizione 2013 a causa dell’eccessivo numero di richieste di adesione pervenute. Inutile specificare che si sarebbe potuto trasferire l’appuntamento in strutture più grandi di quella prevista, oppure operare rigide selezioni all’ingresso. L’impressione insomma è che si sia preferito mantenere un basso profilo per evitare di attirare l’attenzione sull’associazione più "inciucista" che si ricordi, considerata dagli addetti ai lavori una specie di mini "Bilderberg all’amatriciana", capace di far arrossire di ammirazione lo zio Gianni. D’altra parte il sito internet presenta VeDrò come «un think-net nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori per il Paese», a prescindere dalle convinzioni politiche dei partecipanti. Qualche Parlamentare, come la senatrice grillina Paola Nugnes, aveva pure dedicato un intervento agli stretti rapporti tra VeDrò e i membri del governo, paventando «un disegno politico legittimo ma che inquieta». Ma più ancora dei suoi aderenti politici, a imbarazzare i fondatori potrebbe essere l’elenco degli sponsor. Ci sono tutti: Eni, Enel, Telecom, Autostrade per l’Italia, Sisal, persino Nestlè. A Dro lo scorso anno sfilarono l’amministratore delegato Enel Fulvio Conti (prodottosi in un panegirico del nucleare), e il presidente Telecom Franco Barnabè (che sostenne come l’evoluzione tecnologica avesse reso inutile buona parte del suo personale impiegatizio). Tra i partecipanti si erano poi visti parecchi banchieri londinesi e qualche capo italiano delle principali agenzie di rating, tutti interessati a sapere cosa sarebbe accaduto con la fine del governo Monti. Nel 2011 era stata la volta di Paolo Scaroni, che aveva monopolizzato il palco per oltre un’ora. Una parata di esponenti dei poteri forti che potrebbero suscitare dubbi più che legittimi sull’indipendenza dell’attuale esecutivo, legato a doppio filo alla creatura lettiana. Purtroppo non è possibile sapere con quanta generosità questi giganti abbiano rimpinguato le casse di VeDrò: la legge prevede che tali associazioni possano mantenere il riserbo assoluto sui propri bilanci. Possibile quindi che questo genere di istituti possano diventare lo strumento perfetto per attività di lobbying e contatti discreti tra politici ed esponenti di primo piano del capitalismo italiano. La rinuncia al palco di Dro potrà rallentare ma non certo mettere a tacere i pettegolezzi su VeDrò. Potrebbe quindi arrivare presto una vera e propria inchiesta giornalistica su questa audace “rete di scambio”; magari a opera di giornalisti come Curzio Maltese e Filippo Facci, che di VeDrò risultano membri.
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