Renzi-Fassina. Da ieri Partito della nazione (di destra) e Cosa rossa: ecco come

25 giugno 2015, Americo Mascarucci
Renzi-Fassina. Da ieri Partito della nazione (di destra) e Cosa rossa: ecco come
Dunque c’è’ voglia di sinistra al governo? Sembrerebbe di sì almeno a giudicare dalle ultime fughe in casa del Partito Democratico ad iniziare da quella più clamorosa, l’uscita di Stefano Fassina che ha seguito quella di Pippo Civati nelle settimane scorse. 

Non proprio due figure di secondo piano, ma l’anima dell’opposizione a Renzi e alla sua politica giudicata “di destra” e sotto certi aspetti “autoritaria”. Un altro che sarebbe in procinto di lasciare il gruppo e unirsi alla nuova avventura è l’ex direttore di Rainews 24 Corradino Mineo che ha annunciato come primo segnale dello strappo il non voto sulla fiducia alla riforma della scuola. 
Civati, Fassina, Cofferati, Landini, Vendola, e poi magari Camusso, saranno questi i nuovi pilastri della sinistra in Italia? Un’area politica che ormai da anni vive in una sorta di “coma vegetativo” da cui sembra non risvegliarsi più, dopo che nel 2008 l’avventura solitaria intrapresa da Fausto Bertinotti naufragò di fronte a quel “voto utile” invocato dall’allora segretario del Pd Walter Veltroni con l’obiettivo proprio di spazzare via il massimalismo degli ex comunisti irriducibili. E l’operazione di Veltroni riuscì in pieno perché il blocco delle sinistre restò fuori dal Parlamento. 

Ci ha riprovato Vendola negli anni successivi a resuscitare la sinistra complice la scissione di Rifondazione Comunista e l’allontanamento dell’area più radicale di Ferrero trovando nel nuovo segretario del Pd Pierluigi Bersani un interlocutore meno pregiudizialmente ostile di Veltroni ad una riunificazione a sinistra. 

Ma l’esperienza di Bersani si è vista come è andata a finire e oggi al timone del Pd e del Governo c’è Renzi che è forse riuscito nell’intento di far rimpiangere Veltroni a chi ha sempre visto nell’ex sindaco di Roma il “killer” della sinistra italiana. Riuscirà dunque Renzi nell’impresa di favorire la creazione del tanto invocato blocco sociale? Intanto Landini si è messo al lavoro, Civati e Fassina se ne sono andati, Mineo sta per sbattere la porta, Cofferati si sta scaldando negli spogliatoi, e Bersani ha denunciato come la gestione Renzi stia facendo franare il Pd favorendo la formazione di un’area di opposizione alla sinistra del partito dove si è registrato negli ultimi tempi un forte astensionismo. 

Ma forse la preoccupazione di Bersani altro non è che l’auspicio di una rinnovata esperienza a sinistra dove poter magari trasferire poi in blocco la minoranza del Pd sempre più insoddisfatta di Renzi e della sua azione di governo. Il Premier guarda con attenzione i movimenti in corso a sinistra, fa parlare i membri della sua segreteria ma appare chiaro come da parte sua non vi sia alcun interesse a trattenere in casa gli ospiti indesiderati, quelli cioè che ogni giorno sui giornali ci tengono a rimarcare i loro distinguo dal Governo e dalle politiche del Pd, lamentando i continui ricorsi ai voti di fiducia visti da un lato come segni di autoritarismo ed arroganza renziana, dall’altro contemporaneamente come segno di debolezza, per non ritrovarsi senza numeri in Parlamento, facendo leva sulla minaccia di scioglimento delle Camere e di voto anticipato (con mezzi parlamentari a rischio di non rielezione). 

Per Renzi il ricorso ai voti di fiducia è al contrario la massima espressione di democrazia, è il Governo che ogni volta su ogni provvedimento mette in gioco se stesso assumendosi le proprie responsabilità anche a costo di essere bocciato. Punti di vista naturalmente sui quali si può discutere all’infinito senza mai trovarsi d’accordo. 

Che Renzi mal sopportasse la presenza di Fassina, così come quella di Mineo e in fondo anche quella di Bersani è un dato di fatto e tutto sommato per lui liberarsi da quella che considera la “zavorra” comunista è pure una buona notizia. Certo, in conto ci va messa la perdita del consenso, un consenso che la presenza di questa “zavorra” all’interno ha comunque consentito di non disperdere al di fuori del Pd; ma il Premier non ha perso la speranza di dar vita a quel “partito della nazione” capace di andare oltre il Pd o se volete anche oltre gli attuali schieramenti e che la presenza nel partito dell’area massimalista rischia di non favorire. 

Un progetto che ha già stuzzicato l’interesse di ampi settori del centrodestra ad iniziare da quella Forza Italia dove la ritrovata intesa fra Berlusconi e Salvini potrebbe agevolare proprio l’uscita di quanti guardano con simpatia a Renzi e al suo decisionismo riformista (Bondi è già in cammino, Verdini e altri potrebbero presto fare le valigie). Sembrerebbe un gioco quasi tafazziano quello del Premier, ma se la politica ha i suoi tempi forse un giorno si capirà perché l’uscita di Civati, di Fassina e degli altri, lungi dall’essere frenata è sembrata quasi “Benedetta dall’alto”.
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