De Gregorio. Il "golpe" di Silvio. Prodi doveva restare

25 giugno 2015, Americo Mascarucci
De Gregorio. Il 'golpe' di Silvio. Prodi doveva restare
La storia politica degli ultimi dieci anni è dunque falsata? Così parrebbe almeno a giudicare dalla requisitoria dei pubblici ministeri di Napoli che hanno chiesto cinque anni di reclusione per l’ex premier e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi con l’accusa di corruzione. 

Secondo i pm l’ex Cavaliere avrebbe pagato, tramite l’ex direttore del quotidiano socialista “L’Avanti” Valter Lavitola, il senatore dell’Italia dei Valori Sergio De Gregorio per convincerlo a passare nella fila del centrodestra e sabotare il Governo Prodi che poi come si ricorderà, nel gennaio del 2008, fu sfiduciato al Senato aprendo la strada alle elezioni anticipate e al ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi dove resterà fino al novembre del 2011. 

Secondo l’analisi degli inquirenti l’ex premier sarebbe stato ossessionato dall’idea di mandare a casa Prodi e tornare presto al governo del Paese, un’ossessione che lo avrebbe portato a praticare qualsiasi mezzo, anche il più illegale, pur di raggiungere l’obiettivo. Una ricostruzione che si fonda in larga parte sulle dichiarazioni dello stesso De Gregorio che è uscito dall’inchiesta patteggiando la pena e accusando a sua volta Berlusconi di averlo “comprato” tramite Lavitola. 

Naturalmente i legali dell’ex Cavaliere sono pronti a smontare l’intero quadro accusatorio evidenziando come l’ipotesi degli inquirenti non regga affatto all’evidenza delle prove, visto che dall’esame dei testi ascoltati durante il processo, non sarebbero mai emerse prove concrete dell’avvenuta compravendita di senatori. Ora naturalmente sarà il collegio giudicante a valutare se la corruzione ci sia stata o meno e a decidere se accogliere totalmente, parzialmente, oppure respingere la richiesta di condanna della Procura. Qualora però i giudici dovessero sposare la tesi dell’accusa e quindi confermare, indipendentemente dall’entità della pena, che la compravendita c’è stata effettivamente, la storia politica degli ultimi dieci anni sarebbe stata quindi “inquinata” dalla corruzione. 

Se Prodi non fosse caduto nel gennaio del 2008 come invece è avvenuto, se non si fosse andati ad elezioni anticipate, cosa sarebbe accaduto? E’ pur vero che la spallata al Governo Prodi fu agevolata soprattutto dall’inchiesta sull’allora ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella che portò fra l’altro all’arresto della moglie. La scarsa solidarietà che il centrosinistra manifestò nei confronti dei guai giudiziari di Mastella, i virulenti attacchi di Antonio Di Pietro contro il ministro, fecero esplodere l’incendio che già covava sotto la cenere da tempo e determinato dalle divergenze all’interno di una maggioranza che comprendeva tutto e il contrario di tutto, che andava da Mastella a Ferrero passando per Di Pietro, Diliberto, Turigliatto ecc. 

All’epoca si disse anche che un ruolo decisivo nella caduta del Governo Prodi lo giocarono i vescovi (la Cei allora era guidata da Camillo Ruini) irritati con il professore per le aperture sulle unioni civili e la proposta di legge sui Dico rivolta a regolamentare le coppie di fatto. Uno scontro quello con i vescovi che aveva portato lo stesso Prodi, che pure con Ruini era legato da antica amicizia, a definirsi un “cattolico adulto” ossia uno che sui temi etici aveva la maturità di decidere autonomamente, seguendo la propria coscienza e non le direttive della Cei. 

L’intervento dei vescovi fu intravisto nelle assenze al voto di fiducia dei senatori a vita Giulio Andreotti e Sergio Pininfarina. Entrambi avevano assicurato a Prodi la loro presenza in Aula e il loro voto a favore dell’Esecutivo, ma poi entrambi non si presentarono adducendo motivi di salute; i retroscena parlarono invece di telefonate oltre Tevere giunte poche ore prima delle votazioni. Indiscrezioni ovviamente che non hanno mai trovato conferme e che oggi potrebbero essere spazzate via definitivamente da una sentenza dei giudici. I quali potrebbero scrivere a chiare lettere che la storia politica che va dal 2007 al 2015 è una storia inquinata dalla corruzione e dalla compravendita di senatori. 

Prodi quindi non sarebbe caduto senza “l’intervento economico” di Berlusconi? L’ex Cavaliere non sarebbe tornato a Palazzo Chigi nella primavera del 2008? La politica italiana avrebbe seguito un corso diverso? L’Italia stessa sarebbe stata diversa? Chissà! 
Certo non vanno invidiati quei giudici chiamati a pronunciarsi su questa vicenda e a stabilire se Berlusconi è davvero colpevole di corruzione. Perché oltre ad una responsabilità di tipo penale, peserebbe e non poco anche una responsabilità storica. Significherebbe riscrivere la storia d’Italia e arrivare ad esempio all’assunto che, come per il 24 luglio del 1943, un voto di fiducia avrebbe potuto cambiare le sorti e i destini di una nazione. All’epoca quelli della guerra, in tempi più recenti quelli dello spread e della crisi finanziaria. 
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