Gender, piazza San Giovanni uno sbaglio. Con Mogavero nasce il "progressimo talare"

25 giugno 2015, Americo Mascarucci
Gender, piazza San Giovanni uno sbaglio. Con Mogavero nasce il 'progressimo talare'
“Credo che nonostante la grande partecipazione di piazza, sia oggi il tempo di una Chiesa diversa, che anzitutto dica dei "sì" e non vada sempre allo scontro. Le teorie del gender, ad esempio, sono tematiche delicate che vanno affrontate in un serio dialogo e non credo con un'opposizione frontale”. 

Indovinate un po’ chi è che fa certe affermazioni?  Lo stile è quello del vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero uno di quelli che per ciò che riguarda le questioni etiche e soprattutto il tema delle unioni civili è già oltre il Sinodo, oltre il contenuto dell’Instrumentum Laboris che sarà la base di discussione della prossima assemblea sinodale in programma nel mese di ottobre. 

Le considerazioni del vescovo, di tendenze chiaramente progressiste, ricalcano in parte quelle che lo stesso aveva rilasciato durante i giorni del Sinodo straordinario dell’ottobre 2014 in merito all’esigenza di affrontare e dare risposte alle coppie gay che chiedevano di vivere legittimamente il loro rapporto di coppia. Ora però Mogavero sembra spingersi oltre, fino a parlare di dialogo con i fautori della teoria gender, condannata apertamente da Papa Francesco come fattore di disgregazione sociale. Il vescovo di Mazara del Vallo trova anche in questa ideologia, che punta al superamento delle diversità sessuali per affermare il principio che la differenza di genere non imponga necessariamente l’incontro fra i due sessi, le ragioni per dialogare nonostante appaia evidente il tentativo di mettere in discussione anche ciò che sostiene Gesù Cristo a proposito di dottrina del matrimonio. “Maschio e femmina li creò, l’uomo e la donna unendosi diverranno un solo corpo ed una sola carne, l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”.  

Per carità, Mogavero non dice che l’ideologia gender è giusta, ma nel momento stesso in cui invoca il dialogo con quanti la sostengono sembra riconoscere una certa legittimazione a teorie che, per quanto in linea con lo spirito relativista del tempo, fanno a pugni con l’ordinamento naturale e con la dottrina della Chiesa. E in questo caso non c’entrano nulla i diritti delle coppie gay, perché si possono riconoscere benissimo certi diritti senza bisogno di stravolgere alla radice le identità di genere determinate in natura. Si è iniziato con il cancellare le figure genitoriali, eliminando i termini di padre e madre ad esempio nei moduli di iscrizione delle scuole, indicando indistinte categorie di “genitore uno” e “genitore due”. Adesso si è passati anche all’idea che la distinzione uomo donna sia soltanto un fattore culturale, quindi riformabile, e non un principio sancito in natura e come tale indiscutibile. 

Al punto che in certe scuole si insegna ai bambini a superare i concetti sessuali, per favorire un’identità di genere fondata su ciò che l’individuo sente di essere, maschio o femmina indipendentemente dal sesso. Papa Francesco, che pure si è mostrato aperto su certe tematiche fino a poco tempo fa considerate tabù, non ha potuto non condannare questa ideologia come “perversa e pericolosa” capace di portare a lungo andare, non soltanto alla distruzione della famiglia, ma anche e soprattutto all’annientamento del disegno di Dio, un disegno fondato principalmente sulla continuità dell’esistenza umana attraverso la procreazione. 

Ma come può continuare questo disegno se si mette in discussione la differenza di genere e la necessità, anzi l’obbligo naturale, che uomo e donna si uniscano per generare figli? Non si capisce proprio dove il vescovo Mogavero possa trovare le ragioni o i pretesti per dialogare con la teoria del gender, a meno che a differenza del Papa non ritenga lui stesso superate le regole della natura. La sua idea di Chiesa basata sul dialogo sempre e comunque e contraria a qualsiasi chiusura di carattere ideologico o dottrinale può reggere fino ad un certo punto se di fronte ci si trova a discutere con chi pretende di mettere in discussione anche il disegno originario di Dio. 
Perché si può essere credenti o non credenti, si può anche non credere che il mondo sia opera di Dio, ma nessuno ha mai messo in dubbio che le differenze di genere non sono una moda culturale ma un principio sancito in natura. 

Non bisogna credere per forza alla favola di Adamo ed Eva, del serpente tentatore e della mela per rendersi conto di come il mondo possa sopravvivere soltanto sulla capacità procreativa degli individui. “Non bisogna avere paura di confrontarsi con il mondo in tutte le sue molteplici esigenze” sembra volerci dire monsignor Mogavero. Non sarà invece il caso di iniziare ad avere paura di certo “progressismo talare”?
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