25 luglio: una Luce che finisce a Dachau

25 luglio 2013 ore 17:25, intelligo
25 luglio: una Luce che finisce a Dachau
di Mario Bernardi Guardi Leggo “Il 25 luglio” di Luce D’Eramo (Elliot, pp.56, euro 7,50), e mi sembra di entrare, insieme a lei, nella “lunga estate calda” della guerra mondiale, presto anche guerra civile, che in quel giorno fatale, con la caduta del Fascismo, ebbe un contrassegno di fuoco. Lei, Luce- nata a Reims come Lucette Mangione e figlia di un pittore, pilota di aereo e costruttore, che sarebbe stato anche sottosegretario dell’Aeronautica a Salò- è un’ardente fascista diciottenne che si misura per la prima volta con la Storia e lo fa con virile determinazione, turbata nel profondo da quello che è successo, ma ben decisa a non rinnegare le sue idee. Anzi. Ne fa fede questa rievocazione lucida e intensa, in cui si dà conto dello smarrimento di una generazione, educata, sì, a credere, obbedire e combattere, ma certamente convinta che il fascismo “era” l’Italia o, se si preferisce, aveva davvero costruito una “nuova” Italia. E tuttavia il vero appuntamento di Luce col dramma dell’Europa e con un aggrovigliato nodo di sentimenti, di emozioni e di scelte, ci sarà qualche mese dopo, quando l’appassionata militante andrà in Germania, affronterà le fatiche dei campi di lavoro, solidarizzerà con i prigionieri, sarà internata a Dachau, fuggirà attraverso il Reich prostrato e devastato, e, a seguito del crollo di un muro, finirà su una sedia a rotelle. Questa rovente storia personale diventerà un romanzo (“Deviazione”, Mondadori, 1979), che vuole essere archivio della memoria, testimonianza personale e diario di un lungo viaggio: dal fascismo all’antifascismo. Ma se “Deviazione” è un documento, lo è anche “Il 25 luglio”, che, a settant’anni di distanza dall’evento, ci chiama alla riflessione. E cioè a interrogarci su cosa è successo e perché. Siamo abbastanza “adulti” per farlo in questo Terzo Millennio che par continuare (e “complicare”) il “secolo breve”? Siamo abbastanza adulti, dunque intellettualmente onesti, da sforzarci di “studiare” e di “rielaborare” il 25 luglio di Luce e, perché no?, quello di un Giaime Pintor (“L’ora del riscatto.25 luglio 1943”, Castelvecchi, pp. 58, euro 7,50) che approda all’antifascismo dopo essere stato un acuto germanista, affascinato dalla Rivoluzione Conservatrice e attivo partecipante del Convegno degli Scrittori Europei a Weimar, promosso dal ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels, nell’ottobre del 1942?
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