Che fine ha fatto Angelo Licheri, l'angelo di Vermicino?

25 luglio 2016 ore 11:08, intelligo

di Anna Paratore

Questa è una storia cruda e amara, difficile da digerire solo se la si legge. Impossibile da sopportare per chi la seguì in diretta in anni lontani, quando ancora la TV non ci aveva abituato a mostrare tutto, anche il male e le disgrazie.Paradossalmente, questa è anche la storia del primo “reality” della televisione italiana, anche se non programmato. Un fatto di cronaca che la RAI trasmise in diretta per 18 ore consecutive, tenendo attaccati al piccolo schermo buona parte dei telespettatori nostrani.  Alla fine, il giornalista del TG2 Giancarlo Santalmassi, chiuse il collegamento rivolgendo a tutti parole agghiaccianti: “Volevamo vedere un fatto di vita, e abbiamo visto un fatto di morte. Ci domanderemo a lungo a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo”.

Tutto comincia mercoledì 10 giugno 1981. Una famigliola romana, quella dei Rampi, sta trascorrendo qualche giorno di vacanza in una casetta che possiede in località Vermicino, borgata Finocchio, a Roma.  Si sta per andare a cena quando ci si rende conto che Alfredino, 6 anni, figlio maggiore della coppia, non è rientrato da una passeggiata nei campi intorno alla casa.  Partono le ricerche, e si scopre così una terribile verità: il piccolo Alfredo è caduto all’interno di un pozzo artesiano profondo 80 metri, scavato in un fondo adiacente a casa Rampi, ed ora è lì, ancora vivo, ma bloccato all’interno di un cunicolo impervio e strettissimo. Partono le operazioni di salvataggio e con esse anche la diretta TV che continuerà fino alla fine.

Nelle stesse ore, Angelo Licheri, di Gavoi, in Barbagia, trapiantato a Roma, assieme a sua moglie Orazia e alla loro bambina, segue la tragedia di Alfredo attraverso la trasmissione della RAI. Con loro, altri 32milioni di italiani non riescono a staccare gli occhi dal teleschermo. Angelo Licheri è un uomo estremamente minuto, ma coriaceo. Non ha avuto una vita facile rimasto orfano di padre a 17 giorni, in una famiglia poverissima, ma si è sempre dato da fare. E’ uno spirito libero, magari inconcludente e girovago, ma è anche persona di gran cuore.  Quella sera Angelo non cena. Continua ad osservare i tanti tentativi degli ingegneri e degli speleologi di riportare in superficie il piccolo Alfredo. Continua ad osservare i fallimenti. L’operazione non va. Macchinari non all’altezza, terreno particolarmente friabile, situazione generale impossibile, confusione totale con migliaia di curiosi accorsi da ogni dove, e perfino il presidente Pertini arrivato a portare coraggio.  Comunque, si prova tutto, ma senza successo.  Franca Rampi, madre di Alfredo, attraverso un microfono che è stato calato fino al bimbo, tenta di incoraggiare il suo piccolino imprigionato al freddo e al buio.  Angelo non ce la fa più a guardare.  Si alza,  va in camera da letto, si spoglia, ed entra nell’armadio, in un’anta, mentre cominciando a provare dei movimenti che ha in testa, immaginandosi di dover raggiungere lui Alfredo. Potrebbe sembrare un folle a sua moglie Orazia che lo scopre così. Ma Orazia è una donna intelligente e ha capito tutto. Non dice nulla. Così Angelo esce dall’armadio, si riveste e le dice che starà fuori giusto il tempo di comprare le sigarette.

Angelo invece si presenta al capo delle operazioni che si stanno tentando per salvare la vita al piccolo Alfredo. Fa presente di essere forte ma al contempo estremamente minuto. Suggerisce di essere imbracato e calato a testa in giù nel cunicolo fino a raggiungere Alfredino e poterlo riportare alla luce. Gli esperti confabulano un po’ ma alla fine anche loro convengono che quella sembra l’unica idea sensata da mettere in atto, anche se a voler fare quello che farà Angelo ci vuole il coraggio di un leone, e che non c’è nessuna sicurezza che l’operazione riesca ma che anzi, alla fine, è più probabile che ci si ritrovi non con una vittima ma addirittura con due.

Si comincia. Sotto gli occhi dell’intera nazione, Angelo viene preparato, poi con addosso solo le mutande, viene calato nel pozzo artesiano. L’ometto comincia a farsi strada nel fango e nel freddo, tagliuzzandosi contro le rocce e le radici che sporgono dal terreno, ma senza mai nemmeno ipotizzare di arrendersi. Alla fine, nel silenzio generale delle migliaia di persone presenti sul luogo e che tutte insieme trattengono anche il respiro, Angelo raggiunge Alfredo. I due si parlano,  il giovanotto sardo tenta di tranquillizzare il bambino che però piagnucola perché ormai sta male,  la temperatura corporea troppo bassa, ed è vicino alla fine. Con tutta la forza della disperazione che ha in corpo, Angelo tenta di imbragare il bambino, ma non gli riesce perché il luogo è troppo stretto e le cinghie non passano. Allora tenta di tirarlo a sé per un braccio, ma il polso del piccolo gli si rompe tra le mani.  Il resto della squadra di soccorso decide di tirare di nuovo su Angelo prima che sia troppo tardi anche per lui che da 45 minuti è a testa in giù nel cunicolo. Un tempo fuori da ogni soglia di sicurezza, e basta vedere le immagini che i fotografi gli scattano quando riappare per comprendere meglio. L’uomo riemerge dalla terra ricoperto dal sangue delle tante escoriazioni e dal fango che lo avvolge. E’ sconvolto, anche lui ha una temperatura corporea pericolosamente bassa, respira a fatica e non riesce nemmeno a parlare. Piange. Non per la sua sofferenza ma per il fallimento.

Finisce così la storia di Vermicino, ma non quella di Angelo Licheri, che esce da quell’esperienza frastornato, tra produttori che gli offrono soldi per girare un film su quell’avventura e che lui rifiuta. Ci sono però anche le migliaia di lettere che riceve da chi lo ringrazia per tanto coraggio. Angelo se ne torna alla sua vita. Si separa dalla prima moglie, si risposa, ma anche la seconda unione va male. Conosce una ragazza italo africana e con lei si trasferisce in Kenya dove apre un ristorante che va benissimo fino a quando Angelo non scopre di avere una grave forma di diabete che lo porta all’amputazione di una gamba e alla perdita quasi completa della vista. Oggi, Angelo Licheri, 71 anni, soprannominato “L’Angelo di Vermicino”,  vive in una casa di riposo alle porte di Nettuno con 1200 euro di pensione al mese e un povero cane che qualcuno ha abbandonato da quelle parti, e che Angelo ha adottato. A chi gli chiede che rimpianti abbia sulla sua vita passata, Angelo non ha dubbi: non essere riuscito a tirare fuori Alfredino da quell’orrendo buco. Tutto il resto va bene così.

autore / intelligo
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