Conti pubblici in bilico: a rischio bonus e paura Iva

25 luglio 2016 ore 12:33, Luca Lippi
In grandi linee, alla luce delle ultime rilevazioni macro e soprattutto della continua crescita del debito pubblico, con molta probabilità le promesse del governo sui vari tagli e stabilizzazioni di bonus sarebbero tutte da rivalutare. 
Di certo Padoan sta lavorando sul ricalcolo delle stime di Pil, determinante per valutare le coperture funzionali ai vari provvedimenti in agenda del governo.
La situazione attuale e ad impatto più preoccupante è che L'Italia è in stallo e il deficit cresce, oltretutto terrorismo internazionale, crisi turca, frenata del commercio mondiale non aiutano a tracciare prospettive soleggiate e quindi Padoan si trova di fronte a un grande problema da risolvere.
Padoan, al netto della flessibilità concessa da Bruxelles dovrà trovare almeno 8 miliardi per disinnescare il temuto aumento dell'Iva, 4-5 dovuti al calo del Pil, e se vorrà mantenere fede ai vari annunci, dovrà arrivare almeno a 20 miliardi.
L'Fmi ha già fatto i conti: la crescita dell'Italia quest'anno sarà dello 0,9 per cento, meno dell'1 stima la Banca d'Italia, +0,8 la Confindustria mentre il centro studi Ref si attesta addirittura allo 0,6 per cento. Il referendum britannico ci ha fatto perdere un decimo di Pil: un impatto peggiore rispetto alla Euroarea che nonostante il "leave" ha incrementato il tasso di crescita dello 0,1 e registrerà quest'anno un Pil in aumento dell'1,6%. Il governo italiano è invece fermo ad una crescita, valutata nel Def dell'aprile scorso, all'1,2% ormai non più raggiungibile.


Il 12 agosto sarà diffuso il risultato del Pil del secondo trimestre del 2016 (aprile-giugno), già Confindustria nel suo "Congiuntura flash" ha decretato che l'aumento sarà inferiore a quanto previsto: 0,15% invece di 0,25 ma anche Bankitalia ha parlato recentemente nel suo Bollettino di "rallentamento" nei mesi primaverili confermato dai dati negativi di ordinativi e fatturato di maggio. Il segno sembrerebbe chiaro.
Secondo Bankitalia, il nostro Paese "si colloca ancora 8,5 punti percentuali al di sotto del picco ciclico raggiunto all'inizio del 2008". 
Gli altri Paesi membri fanno meglio di noi: la Germania quest'anno crescerà dell'1,6%, la Francia con tutti i suoi problemi dell'1,5% e la Spagna del 2,6%. "Forse bisognerà cominciare a pensare che non sia solo l'austerità europea il problema, visto che impatta differentemente tra un paese e l'alto", spiega Fedele De Novellis, direttore del centro studi Ref.
Tuttavia questa situazione mette con le spalle al muro ogni possibilità di riscatto fiscale del nostro Paese, la legge di Stabilità sarà presentata il 12 ottobre e il referendum costituzionale dovrebbe svolgersi a cavallo di quella data. Senza contare che a novembre Bruxelles farà una ulteriore verifica sul nostro debito e vorrà sapere, per concederci ulteriore flessibilità di bilancio nel 2017, quali tagli alla spesa intendiamo fare. Con il primo impegno, riaffermato da Padoan, di sterilizzare l'aumento dell'Iva di due punti, le risorse sembrano ridotte al minimo e la partita di autunno si fa piuttosto complicata.
I primi a saltare saranno i bonus ai pensionati, è inevitabile, sugli aumenti dell’Iva non possiamo giurare che Padoan riesca a congelarne uno scatto al rialzo, con molta probabilità sarà Bruxelles a imporlo in canbio, forse di un po’ di flessibilità, a meno che l’Ue non abbia già deciso di abbandonare la carta Renzi e sia già pronto un nuovo timoniere meno politico e più “tecnico” e disinteressato.

autore / Luca Lippi
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