Attentati Germania, Meluzzi: “E' il reclutamento di frustrati impazziti, non c'entra il bullismo ma l'immigrazione..."

25 luglio 2016 ore 13:21, Lucia Bigozzi
“Ciò che stiamo vedendo in Germania, secondo le mie fosche previsioni è solo il segno dell’inizio di un processo immensamente più grande che le immigrazioni incontrollate alimentano perché generano una base sterminata di reclutamento sociale di frustrati impazziti”. “Buttare tutto in psichiatria è un errore gravissimo: quanto sta accadendo ha tutti gli aspetti di uno scontro tra civiltà”. Netta l'analisi di Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo che nella conversazione con Intelligonews, dà una lettura sui generis sui fatti di Monaco... 

Strage nel centro commerciale: non solo il killer 18enne ma emerge che anche il presunto complice, un 16enne, era in cura per aver subìto atti di bullismo. Lo scenario attuale della società è che da un lato c’è il terrorismo islamico, dall’altro una sorta di terrorismo fai da te con persone che hanno disturbi psichiatrici. Qual è la sua valutazione? E’ un fenomeno in aumento?

"La prima lettura che do è che l’aspetto psichiatrico su queste questioni è artatamente amplificato perché evidentemente appare una dimensione di rassicurazione e in qualche modo anche di neutralizzazione di una situazione che invece, ha tutti gli aspetti di un confronto di civiltà. E’ inutile nascondere questo fatto. Anche i cosiddetti ‘lupi solitari’ che vengono contattati via internet dall’Isis per diventare terroristi, anche coloro che vanno incontro a fenomeni di radicalizzazione in carcere o altrove, fanno parte di uno stesso modello, di uno stesso sistema. Quindi, pensare di buttare tutto in psichiatria è un errore gravissimo. Lo dice uno psichiatra che avrebbe dal punto di vista categoriale, tutto da avvantaggiarsi da una lettura puramente psicologica di questi fatti. Ma se di follia di tratta, si tratta di una follia archetipica che ha a che vedere con uno scontro di proporzioni ancora inimmaginabili".

Le vittime di bullismo possono arrivare a compiere stragi e quanto incidono le sollecitazioni che possono arrivare da internet o dalla sfera dei videogiochi? 

"Anche qui non enfatizzerei l’aspetto dei videogiochi o del bullismo perché è una prospettiva assolutamente rassicurante. Anche quelli che sono andati a fare i foreign fighters a Racca o Mosul hanno probabilmente provato nelle loro situazioni sociali dei sentimenti di inferiorità sociale. Questa tipologia di sentimenti sono spesso un potentissimo elemento di reclutamento in situazioni estreme, qualche volta anche rivoluzionarie, ma chiunque ha dovuto affrontare questi fenomeni e avesse provato a leggere in termini puramente psico-dinamici o psico-analitici non avrebbe capito la portata dei fenomeni. In altre parole: c’è sempre quella che Adler chiama ‘protesta virile’ o ‘sentimento del complesso alla base del reclutamento di ogni situazione estrema; ci sarà stata probabilmente anche nei grandi processi storico-religiosi-rivoluzionari della storia europea degli ultimi venti secoli, ma pensare di buttare tutto questo sul versante clinico è un errore gravissimo. Quanto poi a pensare di colpevolizzare internet, i social network e assimilare il reclutamento del terrorismo in Pokemon è un’altra stupidaggine tra le stupidaggini".

Attentati Germania, Meluzzi: “E' il reclutamento di frustrati impazziti, non c'entra il bullismo ma l'immigrazione...'
Quindi non regge l’equazione vittima di bullismo=potenziale terrorista?

"Assolutamente no. Se tutti coloro che fossero vittime di bullismo diventassero attentatori, saremmo perduti. Ciò succede quando a questa alchimia se ne somma un’altra, ovvero quella di vedere rappresentata, agita e messa in pratica - anche per un fenomeno di contagio - una prospettiva di rottura come quella che attualmente stiamo vedendo in Germania, ma che ripeto secondo le mie fosche previsioni è solo i segno dell’inizio di un processo immensamente più grande che le immigrazioni incontrollate alimentano perché generano una base sterminata di reclutamento sociale di frustrati impazziti". 

C’è poi il particolare agghiacciante dell’arma comprata in rete. Come commenta? Si è letto sui giornali che entrambi i ragazzi erano affascinati dal killer neonazista di Utoya. A livello mediatico la tv o la stessa rete dovrebbero limitare dettagli su stragi del genere, oppure queste persone dovrebbero essere seguite in strutture protette e non lasciati in giro? 

"Credo che riferimento al nazista di Utoya sia una falsificazione mediatica che serve a rassicurare rispetto alla vera dinamica di questo episodio, perché credo che fosse fortissimo interesse dei media tedeschi ed europei, cercare di bilanciare il problema Islam-nazismo. Direi che i media hanno cercato di alimentare questa mitopoiesi rassicurante, politically correct fin dall’inizio di queste vicende. Credo che non sia così, ma se anche fosse così vuol dire che c’è una situazione di follia collettiva alimentata da un’ideologia ben strutturata e con salde radici storiche che ci sta mettendo di fronte a un tragico confronto di civiltà. Anche qui, pensare di buttare tutto in termini di comunità terapeutiche mi sembra un’altra infinita stupidaggine: cosa dovremmo fare? Mettere in comunità terapeutica tutti coloro a rischio di radicalizzazione? Il problema è cercare di rendere la radicalizzazione il più possibile difficile, non certo pensare di creare giganteschi manicomi dove rinchiudere quelli a rischio di radicalizzazione, anche per il semplice fatto che nessuno sarebbe in grado di pagarne i costi economici". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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