Di Stefano (Sovranità): "Podemos? Il futuro è dei movimenti sociali nazionali. L'Europa trema"

25 maggio 2015, Andrea De Angelis
Dalla Spagna alla Polonia fino alla Grecia. 

L'ultima settimana di maggio ci impone di concentrarci su ciò che sta accadendo al di fuori dei confini nazionali. Elezioni comunali, presidenziali e crisi economiche: l'Europa è al centro del dibattito e non potrebbe essere altrimenti. IntelligoNews ne ha parlato con Simone Di Stefano, candidato di Sovranità alla presidenza della Regione Umbria e vicepresidente di CasaPound Italia...

Di Stefano (Sovranità): 'Podemos? Il futuro è dei movimenti sociali nazionali. L'Europa trema'
Iniziamo dalla Spagna: come legge il successo di Podemos a Madrid e Barcellona?

«Il discorso è sempre lo stesso: se si parla di sociale, ma lo si allarga a tutti gli uomini e ai cittadini del mondo, queste organizzazioni hanno poco futuro. Nella realtà dei fatti se poi si dichiarano pure alleati di Tsipras dimostrano di avere un'impotenza conclamata che non li porterà da nessuna parte. Quello che sta facendo Tsipras in Grecia è semplice: abbassare la testa e chiedere soldi in prestito. Non credo che dalla sinistra civica e rivoluzionaria possa venire una soluzione per l'Europa».

Podemos che supera i socialisti è comunque un dato significativo. Il bipartitismo in Spagna è al collasso?

«Sì, certo questo è un dato sicuramente importante. Però anche in Italia c'è stata l'esplosione del Movimento 5 Stelle che poi ha rivelato un'inconsistenza di fondo. Capisco che gli spagnoli abbiano tanta voglia di cambiamento, ma questo deve venire dai movimenti sociali che hanno un'impronta nazionale e che guardano ai confini della propria nazione. Quello cioè che stiamo cercando di costruire noi insieme a Matteo Salvini, cioè blocchi nazionali che già esistono in Europa, come in Francia con il Front National».

Al ballottaggio presidenziale vince in Polonia la destra nazionale. Immagino che questo risultato lo veda in modo diverso...

«Un buon risultato di cambiamento, ma bisognerà vedere se avrà la forza di imporre una politica corretta». 

Ovvero?

«Una politica simile a quella di Orban in Ungheria, che si metta di traverso alla burocrazia eurocratica».

Un voto che lancia un segnale chiaro all'Europa. 

«Sì, in Polonia come in Spagna. Tutti segnali di un popolo arcistufo che si vuole ribellare all'Unione Europea. Poi le risposte arrivano da qualche parte a sinistra e da qualche altra a destra, ma nel complesso i moderati europeisti sono in netta minoranza». 

Atene intanto annuncia di aver finito i soldi, ma parlare di Grexit è ancora fantapolitica?

«Non credo sia fantapolitica, però se esce dovrà entrare immediatamente in orbita russa. Uno scenario inevitabile per un Paese così in difficoltà, ma complicatissimo visto che la Grecia fa parte della Nato e ne ha le basi sul territorio. Una situazione dunque esplosiva, dispiace che l'Europa sia stata miope e non abbia cercato di fare qualche politica meno intransigente dal punto di vista del rigore. Parliamoci chiaro: questi euro vanno stampati. Se non stampiamo moneta e la facciamo circolare con un intervento pubblico l'economia non riparte». 

Intervento pubblico vuol dire anche reddito di cittadinanza?

«Io preferirei sempre il lavoro, poi se questo reddito deve essere dato pure ai cittadini comunitari, quindi anche ai rom, sono assolutamente contrario. Per me vuol dire al cittadino italiano, ma comunque non sono per l'intervento a pioggia, ma per la creazione del lavoro». 

Come si crea il lavoro oggi?

«Con l'intervento pubblico, ma anche con la protezione della propria economia chiudendo le frontiere agli accordi commerciali folli che per esempio ci lasciano marcire la frutta sugli alberi per importarla dall'Africa, o ci lasciano inondare il mercato da prodotti cinesi fabbricati da schiavi che lavorano in condizioni incredibili, proprie del '700. Dobbiamo dunque chiudere la nostra economia alla concorrenza sleale straniera e stampare moneta». 


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