Ferrero (Prc): “Dopo il nazionalismo polacco e Podemos la Ue è a un bivio...”

25 maggio 2015, Andrea Barcariol
Una riflessione sul futuro dell’Europa e dell’Italia alla luce di quanto sta accadendo in Spagna, Polonia e Grecia. IntelligoNews l'ha chiesta a Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, da sempre molto critico sull’operato dell’Ue.

La “nuova” Europa sembra piacere sempre meno ai cittadini. In Spagna vince Podemos, gli eredi degli Indignados, e in Polonia la destra ultranazionalista ed euroscettica. Era meglio la “vecchia” Europa?


«Siamo di fronte alla crisi verticale di questa Unione Europea che ha prodotto solo disastri con
Ferrero (Prc): “Dopo il nazionalismo polacco e Podemos la Ue è a un bivio...”
le politiche di austerità che hanno distrutto i diritti dei popoli europei. In questi giorni c’è anche l’occasione per uscirne dopo la proposta avanzata da Syriza e l’ultimatum del governo greco. L’Ue oggi o va avanti così e si disintegra oppure cambia e sottrae gli Stati dai ricatti della speculazione. Siamo a un bivio e il nazionalismo polacco e Podemos sono le due alternative o si va a sinistra in senso egualitario e democratico o si va a destra in senso nazionalista e reazionario».


Che conseguenze potrebbe avere l’uscita della Grecia dall’Europa?

«Catastrofiche. L’idea stessa che la culla dell’Europa possa non stare in Europa è come pensare che Washington esca dagli Stati Uniti, stiamo parlando di una follia che può albergare nella mente solo di qualche banchiere o Capo di Stato ottuso e arrogante che riproduce i disastri di Hitler di 70 anni fa. Le conseguenze sarebbero gravissime, a quel punto l’unione monetaria non esisterebbe più, la speculazione farebbe il suo mestiere e ci sarebbe un ritorno di nazionalismi e ulteriore devastazione. Siamo sull’orlo dell’abisso o forse siamo già oltre».

Il risultato della Spagna segna anche la fine del bipolarismo?


«Certamente sì, tutti hanno capito che il bipolarismo è finto, in Spagna, come in Italia e in Europa. La Merkel governa con Spd, in Italia le riforme le ha fatto il centrosinistra insieme a Berlusconi, il bipolarismo è una finzione teatrale, mentre ci sono due sodali che la pensano più o meno allo stesso modo. In Spagna, a Barcellona, vince Podemos ma in realtà è una lettura semplificata, ha vinto il movimento per la casa contro gli sfratti che ha avanzato un appello a tutte le forze della sinistra di costituire una lista unitaria, cosa che per la prima volta è accaduta in Spagna. E’ possibile quindi che Barcellona possa essere governata anche dalla sinistra di alternativa. Podemos da solo non sarebbe nelle condizioni di vincere le elezioni perché il Pp rimane il primo partito, il grande segnale è che l’unità di tutte le forze di sinistra evita la vittoria del Pp».

Renzi parla di vittoria alle regionali anche in caso di un 4 a 3. E’ un modo di mettere le mani avanti o una tattica per portare al voto l’elettorato del Pd?

«Mette le mani avanti e fissa l’asticella bassa per poi potersi dichiarare vincitore. Oggi le regioni in mani al Pd sono 5, quindi un 4 a 3 sarebbe una sconfitta. Renzi è in grado di comandare ma non di governare e costruire il consenso sulle sue riforme, come quella della scuola, giustamente letta come una cartina di tornasole di un impianto di destra indistinguibile da quello di Berlusconi. C’è una crisi vera nell’elettorato del Pd».

Come procede l’asse con Civati ora che si è chiamato fuori dal Pd?


«Abbiamo fatto un’iniziativa a Genova sia per sostenere Pastorino, candidato presidente della sinistra unitaria, sia per il lancio di un progetto di aggregazione e costruzione a sinistra. Dopo le regionali, i presupposti ci sono tutti per dar vita a questa costituente e considero molto positivo che ci sia una pluralità di forze che concorrono, dai compagni che escono dal Pd a Rifondazione, da Sel a forze come L’Altra Europa e gente del sindacato. E’ un percorso su cui lavoriamo da tempo, in tutte le regioni Rifondazione ha lavorato per avere liste unitarie di sinistra, fuori dal centrosinistra, ce l’abbiamo fatta in tutte le regioni, in alcune lo schieramento è più ampio, in altre è più stretto, il nostro obiettivo è quello di consolidare questo percorso di ampia unità a sinistra, alternativo al Pd».

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