Polonia, Spagna e Grecia: il vento-antieuropeista contro gli euro-diktat

25 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Polonia, Spagna e Grecia: il vento-antieuropeista contro gli euro-diktat
Cosa lega il voto in Polonia, quello in Spagna e le sorti della Grecia? Il filo conduttore nella doppia tornata elettorale e nel ‘bivio’ di Atene tra Grexit e Troika, è il vento anti-europeista che sta spirando sempre più forte. 

Un ‘vento’ non più e non solo ‘nordico’ ma che ormai scende anche in quell’Europa del Sud che viaggia con rallentatore per la crisi che è più di un freno a mano, con Bruxelles pronto a fare le multe e a imporre regole come uno zelante vigile urbano (alias controllore). L’Europa sta cambiando e ad ogni test elettorale, muta pelle e identità. I problemi irrisolti, le emergenze sempre più impellenti (vedi immigrazione e lavoro) sono le spine nel fianco di un Continente fiaccato da vincoli, regole, dickat dei forti sui più deboli. Un’Europa a due velocità, si è sempre detto, ma oggi le velocità sono quelle che vedono nell’Europa una matrigna, non più una madre. 

ALTOLA’ POLONIA. La svolta conservatrice in Polonia si chiama Andrzej Duda, leader populista, uscito vincitore dalle urne delle presidenziali. Con oltre il 53 per cento delle preferenze stacca l’avversario Komorowski, fermo al 47. A solo 43 anni Duda ha lanciato la sfida al Partito liberale di centro e per certi aspetti l’ha già vinta, nonostante la Polonia non sia la Grecia e sia vivendo una fase di prosperità molto positiva. 

Duda è cresciuto a pane e politica nel partito di destra Pis (Diritto e Giustizia); nel 2011 entra in Parlamento e quattro anni dopo ‘vola’ all’europarlamento dove siede nel banchi dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti europei. Non ha mai fatto mistero del suo euroscetticismo né allo scetticismo sull’ingresso di Varsavia nell’euro e le elezioni le ha vinte promettendo di voler fare prima gli interessi dei polacchi. La sua ascesa politica è sostenuta anche dagli ambienti più conservatori della Chiesa polacca, che si sa, ha sempre giocato un ruolo centrale nelle dinamiche politiche del Paese. 

SPAGNA A SINISTRA. Se in Polonia vincono i conservatori, in Spagna nel turno delle amministrative è Podemos a cantare vittoria. Ma al di là della collocazione politica (sinistra alternativa), il vento anti-europeista è lo stesso. Il partito anti-austerity ha portato a casa una valanga di voti, vincendo a Barcellona e costringendo i popolari ad un testa a testa a Madrid. Ma la sconfitta simbolicamente più pesante è quella che rischia di registrare a Madrid, città che i popolari governano dal 1991. 

Il test elettorale spagnolo, dunque avrà effetti sull’amministrazione delle grandi città, ma segna anche l’arretramento dei grandi due partiti storici spagnoli  - popolari e socialisti - a favore delle nuove formazioni, costituiscono un test significativo in vista delle prossime elezioni politiche, a  novembre. E il fatto che si sia affermato oltre ogni previsione, un partito anti-austerity la dice lunga sulla forza del ‘vento’ anti-europeo.

GRECIA AL BIVIO. Forse, il ‘vento’ anti-europeo ha preso origine tra le colonne millenarie del Partenone. La vittoria di Syriza ha cambiato i connotati a un Paese in bilico per i conti sballati e per le regole imposte dalla Troika. Un Paese che Tsipras e Varoufakis non vogliono più consegnare nelle mani del Fmi o della Germania, nonostante il piano della Bce stia cercando di salvare almeno le banche elleniche. La Grecia deve scegliere e il tempo per farlo pare sempre più ristretto. Con la tranche di soldi da restituire che Atene ha detto che non restituirà, al bivio c’è anche l’Europa. E il vento che lega Polonia, Spagna e Grecia potrebbe presto trasformarsi in una ‘tormenta’.

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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