Spagna, Casarini (Sel): “Podemos non è Grillo. E ora che alla Grecia si aggiunge la Spagna..."

25 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Spagna, Casarini (Sel): “Podemos non è Grillo. E ora che alla Grecia si aggiunge la Spagna...'
“Podemos vuole cambiare per tutti i cittadini, l’ultra-nazionalismo propone soluzioni solo per pochi”. Sta qui la cifra che divide l’esito elettorale di Spagna e Polonia anche se un filo c’è ed è quello contro l’Europa dei diktat economici. Nell’intervista a Intelligonews, Luca Casarini (Sel) esalta il modello “greco-spagnolo” e ne spiega le ragioni.

Dove porta il vento anti-europeista che spira in Polonia, Spagna e Grecia? 

«Non lo definirei vento anti-europeista, nel senso che se si guarda un particolare alla Spagna che rappresenta l’evento del giorno, quello che emerge è il successo della proposta politica di Podemos incentrata sul concetto di ‘cambio’, inteso come cambio radicale in Europa. Quindi il tema non è l’antieuropeismo inteso come come lo intende Salvini, bensì cambiare radicalmente l’Europa da chi se n’è impossessato e sto parlando dello strapotere delle banche, della finanza che ormai mette in ginocchio l’indipendenza delle politiche sia degli Stati membri, sia delle politiche intese come politiche democratiche in un’Europa ormai completamente assoggettata al potere del mercato e della finanza».

Come sta tentando di fare la Grecia di Tsipras e Syriza?

«Il cambiamento è anche quello del duro negoziato che sta conducendo nei confronti di logiche che vorrebbero che la crisi economica, essenzialmente dovuta alla speculazione finanziaria, si abbattesse sui diritti sociali. La Grecia in questo momento sta dicendo: noi riteniamo più importante la vita dei cittadini che i titoli di credito che vanta l’Fmi o qualche altra struttura che in questi anni ha prosperato facendo indebitare i Paesi. Questo fatto è centrale perché vuol dire che alla Grecia ora si aggiunge la Spagna, cioè un grande Paese dell’Europa del Sud come l’Italia, che ha una sua forza nel negoziato per rimettere al centro i cittadini europei».

Il filo però passa anche dalla Polonia che con Duda rivendica il concetto “prima gli interessi dei polacchi”. Quindi, è la stessa matrice al di là delle appartenenze politiche? 

«Il filo è quello che dice lei, nel senso che c’è la convinzione generalizzata per i cittadini europei di rimanere dentro la griglia imposta da questa Europa dai tecnocrati e dalle politiche di distruzione del Welfare State. E in questo il confronto tra Polonia e Spagna dice che c'è un base di rivendicazione comune, ma dice anche che si possono prendere strade diverse»

Quali? 

«Una strada è quella di Podemos che mette al centro i diritti sociali dei cittadini intesi come diritti da allargare a tutta Europa, che possono e devono cambiare la faccia dell’Europa. Non è un caso che Podemos è un movimento che ha scelto di stare nella sinistra europea; non è Grillo che sceglie di stare con Farage perché tanto è tutto uguale. Poi c’è il nazionalismo alla Duda che potrebbe essere quello della Le Pen o quello di Salvini in Italia e anch’esso muove dalla stessa condizione di sofferenza determinata da questa Europa senza democrazia, dove non ci capisce chi decide cosa e perché. Ricordo la battaglia del governo greco contro la Troika, una sovrastruttura europea decisa da nessuno. Dentro questo meccanismo c’è l’ultra-nazionalismo che propone strade diverse e per me inaccettabili come quella di alzare barriere, creare differenze tra cittadini, giocare al tanto meglio tanto peggio»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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