Loris, il criminologo Meluzzi: “Il trauma cranico? È una prova...”

25 maggio 2015, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, lo psichiatra Alessandro Meluzzi analizza i nuovi elementi emersi che scagionerebbe la madre Veronica Panarello, da subito nel mirino degli investigatori e dell’opinione pubblica.

Sembra che Loris sia morto in un orario diverso e non in casa ma nel luogo dove è stato ritrovato. Elementi che, a sorpresa, scagionerebbero la madre.

«Come saprà non ero mai stato convinto del quadro probatorio che, presumibilmente, incastrava la madre di Loris, anche perché mi è parso chiaro fin dall’inizio che la vicenda dell’allineamento incerto delle immagini delle telecamere fosse legato alla totale assenza di orari certi delle singole registrazioni. Quel tipo di situazione che avrebbe dovuto verificare la veridicità delle affermazioni della Panarello mi ha spinto a pensare che ci fossero ottime ragioni per dubitare sia della narrazione dei fatti, sia delle circostanze, sia del movente. Se il bambino è stato ucciso in un orario diverso e il cadavere è stato portato lì è chiaro che vengono meno anche quei presupposti che sono stati sbandierati come certezze: ad esempio i movimenti rispetto al parcheggio o la conoscenza di quel luogo da parte della madre. Fin dall’inizio ho pensato che questa vicenda avesse un contenuto legato all’abuso sessuale, lo provano diverse cose, come le condizioni in cui è stato ritrovato il bambino e l’assoluta indimostrabilità della presenza o assenza di segni anatomici di abusi. Quindi credo che tutto vada ripensato, guardando alle persone che ruotavano intorno al bambino in circostanze familiari o ambientali. Anche questa volta la strada più breve, quella più frettolosa, si è rivelata la meno rigorosa».

Tra i nuovi elementi che stanno emergendo, si parla anche di una morte non per soffocamento ma per trauma cranico.

«Potrebbe essere una prova importante perché dimostrerebbe che il bambino è stato buttato nel canalone ancora vivo. Però anche su questo ci aspettiamo qualche referto più preciso da parte dei medici legali».

Perché in Italia si cerca subito un capro espiatorio?

«In questo caso parlo di giustizia telematica, ovvero della tendenza a formarsi un’opinione precostituita e poi cominciare a raccogliere solo gli elementi che la confermano e ad escludere quelli che la contraddicono. Questo non va bene, non funziona, si cercano risposte frettolose che rischiano di darci processi interminabili, ormai la maggioranza».

In questo caso però il passato difficile di Veronica Panarello potrebbe aver influito sull’opinione pubblica.

«Sono assolutamente contrario all’uso di un’impropria perizia psicologica perché una valutazione attenta di tipo personologico è vietata dal nostro ordinamento e può essere fatta solo su richiesta della difesa. Non si può tracciare un ritratto psicologico per vedere se si incastra perfettamente con i sospetti perché questo inverte l’onere della prova. In questo caso è stato fatto un ritratto abbastanza fantasioso della signora Panarello e la cosa più grave è che nella richiesta dell’arresto si parlava di lei come una persona assolutamente malvagia e perversa. Questo non è un buon modo per arrivare a delle conclusioni, soprattutto in assenza di una valutazione tecnica».


Anche il marito non sembrava molto convinto della moglie?


«L’atteggiamento del marito mi è sembrato molto labile e questo non depone a favore della sua attendibilità».
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