Podemos e Polonia, Veneziani: “Dal populismo al populismo radical. E Renzi gode...”

25 maggio 2015, Marco Guerra
Podemos e Polonia, Veneziani: “Dal populismo al populismo radical. E Renzi gode...”
L’euroscettico e ultra-nazionalista Duda che conquista la presidenza della Polonia e la Spagna che premia le proposte anti-austerity del movimento di sinistra radicale Podemos. Questi sono i verdetti usciti dal voto di domenica. Un risultato che alimenta i venti anti-europeisti nei giorni in cui l’Ue si gioca il suo futuro nella partita sul debito greco. IntelligoNews ne ha parlato con il giornalista e scrittore Marcello Veneziani.

Veneziani, dalle urne spagnole e polacche sono uscite due scelte molto radicali anche se di segno opposto. Come vanno letti i risultati di queste elezioni?

«Io credo che entrambi i segnali vadano in una direzione di forte critica verso questa Europa. In Spagna assistiamo più ad una deriva alla Tsipras, mentre in Polonia prende corpo una reazione che guarda la modello nazionalista ungherese. Anche se da posizioni opposte, vengono prese le distanze delle rigide politiche di austerità portate avanti in questi anni dai burocrati di Bruxelles».

In questi giorni è tornata alla ribalta anche la crisi greca.  Il governo di Atene ha annunciato che a giugno non saranno pagate le rate del debito...

«Finora i movimenti populisti hanno ottenuto grandi risultati ma non sono mai andati al potere tranne che in Grecia e, per dire il vero, l’esecutivo Tsipras non è che stia uscendo proprio bene da questa esperienza di governo. Questi movimenti pongono problemi e istanze reali della popolazione, ma oltre a dichiarare fallimento non vedo altre proposte per superare la crisi del debito». 
 
Ad ogni modo notiamo un continente spaccato fra due populismi completamente diversi. Nel sud dell’Europa si affermano movimenti portatori di istanze e valori tradizionalmente appartenenti al mondo della sinistra, mentre nell’Est soffia un vento ultra-nazionalista e sovranista...

«Sì, il populismo resta il tratto comune di tutte queste sigle, ma in alcuni Paesi prende le dimensioni di un populismo radical come in Spagna e Grecia. E possiamo considerare dentro questo alveo anche il Movimento Cinque Stelle che, sui temi etici, ha posizioni praticamente identiche a quelle della sinistra. Nell’Europa dell’Est, invece, sta montando una sorta di nazional-populismo. Questo perché si tratta di Nazioni che vengono da regimi totalitari, che non hanno scontato gli eccessi della società permissiva e gli stravolgimenti del ’68. Inoltre in questi Paesi persiste un forte legame con le identità nazionali e anche religiose».

I movimenti populisti e nazionalisti stanno comunque squassando equilibri bipolari tra socialisti e conservatori che, in diversi Paesi d’Europa, sono durati decenni. Possiamo affermare che anche in Italia è in atto questo processo?

«Ma certo, in realtà l’Italia ha preceduto la Spagna e molti altri Paesi con il successo ottenuto dai grillini alle politiche del 2013. Con quel risultato siamo stati tra i primi a metterci sulla strada del tentativo di sfasciare il bipolarismo. Un tentativo prima osteggiato dagli altri governi e ora invece sostenuto da Renzi che, con il suo Partito della Nazione, vorrebbe porsi al centro della scena politica lasciando tutto intorno a lui una galassia di partiti molto più piccoli, che da soli non potranno mai rappresentare un polo alternativo».

Salvini in realtà afferma che le regionali lo consacreranno come unica e vera alternativa a Renzi...

«Anch’io credo che la Lega possa realizzare un risultato tale da mettersi in posizione di vantaggio rispetto Forza Italia, sebbene Berlusconi possa sperare nello scollamento del Pd in Liguria e Campania e quindi in una vittoria dei suoi candidati in queste regioni. Ma il processo in corso non nasce e non terminerà con l’egemonia di Salvini su tutto il centro-destra».

Quindi, secondo lei, questa fase non si concluderà con uno spostamento a destra del voto moderato. Dunque, c’è ancora spazio per il sogno berlusconiano di un partito Repubblicano in grado di rappresentare tutti i conservatori?

«Il tentativo di riunire e creare un nuovo centro-destra ora proprio non si pone, anche perché se non emerge una forza che arrivi almeno al 20 per cento non si può neanche pensare di individuare un polo alternativo a Renzi. Finora solo i grillini sembrano in grado di cogliere quelle percentuali, quindi resta valido il discorso sulla fine del bipolarismo. In questo quadro non bipolare sicuramente Salvini continuerà a raccogliere consensi ma credo che prima o poi si riproporrà il tema della ricerca di una leadership in grado di raccogliere tutti i voti alternativi alla sinistra».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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