Grexit, spunta l'asso nella manica di Tsipras

25 maggio 2015, Luca Lippi
Grexit, spunta l'asso nella manica di Tsipras
Sarà un caso che il sito d’informazione greca Capital.gr sia stato il primo a celebrare l’accordo siglato tra Gazprom e il governo turco di qualche mese fa? 

Facciamo un volo radente su una questione che in queste ore torna d’attualità dove, ancora una volta, il giocatore d’azzardo non è Varoufakis come crede l’eurogruppo ma Vladimir Putin che comunque raramente azzarda com’è uso agli strateghi.

L’UE, specie col cambio delle figure istituzionali, ha una spiccata capacità nello spararsi sui piedi. Invitata (l’UE) un anno fa da Washington a interrompere ogni accordo bilaterale fra Gazprom e i Paesi UE (Grecia e Bulgaria, il riferimento è al progetto russo South Stream), nonostante fosse tollerato il più antico accordo fra Gazprom e Germania (North Stream). In buona sostanza gli Stati Uniti ammoniscono l’UE di forgiare accordi economici troppo stretti ridimensionando la capacità ricattatoria americana. 

Vladimir Putin colse l’UE di sorpresa annunciando la cancellazione del progetto South Stream tra Gazprom e UE, durante una visita al presidente turco Erdogan. Putin propose un’alternativa che avrebbe incanalato il gas russo attraverso la Turchia per arrivare alla soglia della Grecia, membro UE, dove vari stati europei avrebbero potuto “prenderselo o lasciarlo lì”. 

Il South Stream avrebbe fornito consegne sicure ai paesi meridionali dell’UE, come la Bulgaria, l’Ungheria, l’Austria, l’Italia, la Croazia e anche la Serbia. Avrebbe evitato di far passare il gas attraverso i gasdotti dell’Ucraina, ma gli “amici” europei hanno preferito di no e Putin ha aggirato l’ostacolo

Il 7 maggio l’AD di Gazprom Alexei Miller annuncia: “Si è raggiunto un accordo per l’inizio dello sfruttamento e delle consegne di gas russo attraverso il Turkish Stream nel dicembre del 2016”. Il nuovo gasdotto viaggerà attraverso la Turchia fino a uno snodo sul confine turco-greco, per essere poi distribuito ai clienti europei. 

Pochi minuti dopo il successo dell’accordo russo-turco, lo stratega Putin, ha fatto “la mossa del cavallo” in quel disastro (così lo definisce Putin) dell’Unione Europea chiamato Eurozona. A questo punto il sito di cui abbiamo riferito al principio (Capital.gr) , annuncia un colloquio telefonico intercorso fra Putin e il primo ministro greco Alexis Tsipras. In seguito alla conversazione, l’ufficio di Putin ha reso pubblica una dichiarazione fatta da Putin a Tsipras, secondo la quale la Russia sarebbe disposta a finanziare la Grecia in cambio della partecipazione greca al progetto Turkish Stream nell’UE. La dichiarazione del Cremlino diceva: “In tale contesto, la parte russa ha confermato la sua disponibilità a considerare l’estensione dei finanziamenti a ditte pubbliche e private che coopereranno al progetto.” 

Dopo l’incontro di Tsipras con Putin l’8 aprile a Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva ufficialmente negato i resoconti de Der Spiegel secondo i quali i due capi di stato avevano raggiunto un accordo per cui Mosca avrebbe anticipato al governo greco in difficoltà finanziarie 5 miliardi di Euro, in vista dei profitti attesi in futuro grazie al gasdotto.

Il ministro greco dell’energia precisa la dichiarazione di Dmitry Peskov affermando che Atene avrebbe ripagato Mosca dopo il 2019, quando il gasdotto diverrà operativo. Tutto questo accade l’8 aprile con la finalizzazione dell’accordo del 7 maggio sul Turkish Stream. Putin da par suo si conferma disponibile a sostenere la Grecia ma insinua nel governo ellenico l’insensatezza di anticipare contanti nel momento in cui Atene nelle condizioni in cui versa per responsabilità comuni (Atene stessa e L’UE) è nello stato di doversi dissanguare per rendere denaro ai suoi stessi aguzzini, poi il tutto finalizzato a ricevere un altrettanto insensato contributo a scadenza. 

Quale sarebbe la mossa vincente di Putin? Semplicissimo, il fatto che Putin ha messo il tank pieno d’oro alle porte elleniche (la finalizzazione dell’accordo sul Turkish Stream). A oggi quindi i burocrati a Bruxelles hanno nuovi dolori mentre Putin mette la ciliegina greca sulla torta russo-turca dell’accordo sul gas. 

Wolfgang Schauble, Angela Merkel, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker avranno tre opzioni: decidere di rimanere in disparte, unirsi rigettando il ricatto di Washington che pretende vengano rinnovate le sanzioni dell’UE contro la Russia oppure boicottare la mossa di Putin e sprofondare ulteriormente in una nuova crisi dell’Euro.

La Merkel ha già potuto valutare (a seguito della valanga di svendite di titoli sui mercati tedeschi delle settimane scorse) che l’alleato americano comincia a vacillare e forse, anche solo per puro interesse economico, lo sguardo a est sarebbe opportuno. 

In conclusione, sorvolando su tutte le dichiarazioni di facciata, nessuno vuole maltrattare la Grecia, nessuno è in condizione di poter rifiutare la ciliegina “rossa”, nessuno sarà così folle da assumersi la responsabilità di “vedere” le carte in mano a Tsipras! 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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