Aborto, la mossa di Sorondo e i dubbi e lo sconcerto dei cattolici

25 maggio 2015, Americo Mascarucci
Aborto, la mossa di Sorondo e i dubbi e lo sconcerto dei cattolici
L’aborto rappresenta ancora un grave peccato per la Chiesa Cattolica, oppure sarà presto sdoganato? 

E’ ciò che si chiedono in molti, soprattutto sul web, dopo aver appreso che l’arcivescovo Marcello Sanchez Sorondo cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e delle Scienze Sociali ha organizzato una conferenza sul tema dei cambiamenti climatici invitando come relatori due personalità che hanno fatto molto discutere: il segretario generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon e Jeffrey Sach promotore del progetto Millenium Village, entrambi convinti sostenitori dell’aborto e della politica di controllo e contenimento delle nascite. 

Sach in particolare avrebbe sostenuto che l’aborto è il sistema più economico per ridurre la fertilità nei paesi poveri laddove l’utilizzo dei contraccettivi dovesse rivelarsi inefficace. 

A Stefano Gennarini che ha chiesto chiarimenti all’arcivescovo circa la presenza dei due relatori all’importante convegno, l’uomo di fiducia di Papa Francesco ha dato risposte che, lungi dal chiarire ciò che a tutti è sembrata una contraddizione, hanno fatto sorgere perplessità. 

Sorondo ha spiegato a Gennarini che l’aborto è sicuramente un problema, ma non è il solo perché ci sono da combattere oggi soprattutto le nuove moderne forme di schiavitù e precisamente: la tratta di esseri umani, il lavoro forzato, il traffico di organi umani, la prostituzione, la droga. 

Il clima a detta dell’arcivescovo genera povertà e la povertà agevola queste forme di schiavitù le cui conseguenze provocano anche l’aborto. A Gennarini che ha evidenziato come la decisione di collaborare con le due personalità in questione criticate dal mondo cattolico per le loro posizioni in favore dell’aborto e del controllo delle nascite abbia scatenato polemiche, l’arcivescovo ha risposto che da parte dei suoi superiori, dunque il Papa, l’iniziativa è stata accolta positivamente. 

Sorondo ha poi ribadito che la sua posizione è in linea con quella della Chiesa quindi di netta condanna alla pratica dell’aborto. Ma ha anche ribadito che si può e si deve discutere con chi su questo tema la pensa in maniera nettamente differente, per trovare insieme soluzioni condivise che possano aiutare a superare i problemi dell’umanità. 

Insomma, il che tradotto significa che per il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, il tema dell’aborto non può essere considerato un ostacolo al dialogo con chi magari condivide la stessa posizione della Chiesa su temi come il contrasto alle moderne forme di schiavitù sopra elencate.  

Per carità, la Chiesa non deve chiudere le porte in faccia a nessuno ma possibile che sempre più frequentemente gli interlocutori privilegiati sembrano essere proprio i più lontani, i fautori di quelle teorie relativiste che fanno della vita umana uno scarto, un bene usa e getta? 

La povertà può essere combattuta impedendo la nascita e lo sviluppo di nuove vite, praticando gli aborti o favorendo una contraccezione diffusa in grado di contenere la fertilità? Che mondo è quello in cui il blocco delle nascite è considerato uno strumento valido ed efficace per ridurre i problemi legati alla povertà? 

Se il mondo non è in grado di rimuovere i fattori che generano povertà, allora tanto vale impedire che nascano altri poveri, favorendo l’infertilità e gli aborti?  La vita quindi viene ridotta ad un bene di consumo di cui si può fare a meno nel momento in cui il “prodotto” è in eccesso? 

Il rischio c'è che i figli siano trattati alla stregua di prodotti di cui si può e si deve fare a meno quando rischiano di creare problemi ai governi incapaci di dare risposte ai bisogni delle popolazioni. Una mentalità simile può essere accettata, ma non condivisa, se portata avanti da chi ha fatto del nichilismo e del relativismo etico la priorità della propria azione politica, ma desta sconcerto l'opinione di un uomo di Chiesa.

La difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, dovrebbe rappresentare un limite invalicabile, addirittura insormontabile, per intavolare dialoghi o trattative su qualsiasi questione riguardante il futuro dell’umanità. 

Pensare che l’aborto sia un problema come altri, quasi irrilevante rispetto ad altre emergenze, al punto da non metterlo al centro del dialogo con chi ne ha fatto una bandiera ideologica, rischia di far passare l’idea sbagliata secondo cui la Chiesa sarebbe pronta a svendere la difesa della vita pur di ottenere cittadinanza e ascolto nei salotti buoni dell’Onu. 

Ecco perché le perplessità degli intellettuali cattolici di cui Gennarini si è fatto interprete non possono essere ignorate. 

E’ vero, esistono altri drammi oltre all’aborto e le nuove e moderne forme di schiavitù lo sono senza dubbio; ma al vertice di tutto c’è la difesa della vita umana, perché impedire una nuova vita è forse la peggiore e più brutale forme di schiavitù …. La schiavitù dall’egoismo individualista che diventa azione di governo e medicina per i mali del pianeta. 
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