Brexit: nei sondaggi crescono gli euroscettici ma vincono i "remain"

25 maggio 2016 ore 8:35, Luca Lippi
Siamo solo a un mese dal referendum che chiederà ai britannici se rimanere o uscire dalla Ue, e la situazione dei sondaggi ad oggi indica che gli euroscettici (secondo Bloomberg) sarebbero appena il 19%, altri mostrerebbero uno scarto a favore dei remain del 10% anche se gli euroscettici sono segnalati in crescita, ma le dinamiche sono sospette.
Concedendo la giusta considerazione per i sondaggi che lascian sempre più il tempo che trovano, lo stato dell’arte dice che la strategia per contrastare gli euroscettici è quella di seminare il terrore, un terrore che si traduce in svantaggi disastrosi per il cambio, svalutazione e tutte quelle cose che fanno da contorno al terrorismo mediatico per orientare il voto, niente di nuovo.
Le sorti del referendum sono già state pianificate “a tavolino” a febbraio. 
La Gran Bretagna, è un Paese ricco e potente, tuttavia pur di far rimanere Londra nell’ Unione ed evitare il ” Brexit”, si sono adottate misure di segno opposto all’austerity che viene riservata ai Paesi meno “concreti”, concedendo la possibilità per le grandi imprese britanniche di godere tutti i vantaggi finanziari della Unione, un esempio si tutti, le tante imprese che hanno messo la loro sede in Inghilterra per pagare minori imposte, vedi la Fca Fiat che ha stabilito in Inghilterra la sua sede legale, per godere delle agevolazioni fiscali, senza pagare alcun prezzo.

Brexit: nei sondaggi crescono gli euroscettici ma vincono i 'remain'

L’accordo per evitare la Brexit prevede misure ultra liberiste a favore delle imprese multinazionali di tutti i settori, tanto che in questo caso la Gran Bretagna diventerà il cavallo di Troia utilizzato dagli USA per far anticipare la sottoscrizione, da parte della Ue, del famigerato Ttip , anticipandone contenuti e principi. In particolare con questo accordo si troverà il miglior modo di sfruttamento della mano d’opera straniera che sarà utilizzata con bassi salari e zero diritti dalle grandi multunazionali.
In sostanza se la Gran Bretagna rimane nella Ue diventa il più grande mercato a fiscalità agevolata sul quale poter transitare senza ricorrere a scomode e costose pratiche di elusione.
Ovviamente il vantaggio è esclusivo e riservato ai potentati capitalisti, non perché siano un potentato (anche) ma perché per godere di certi vantaggi bisogna possedere un capitale, e dunque per selezione “naturale” rimangono fuori tutti gli altri.
Volete forse che industriali e capitalisti votino per lasciare l’Ue? Credete forse che gli operai votino la Brexit col terrore di vedere chiudere le aziende presso cui lavorano?
La grande truffa sta nel fatto che la Gran Bretagna è solo il mezzo per il Ttip, la truffa si configura nel fatto che il Brexit è solo “la fava per prendere due piccioni”.
Vogliamo spiegare che non significa niente se non un segnale di “umori” il referendum; il Regno Unito non ha mai aderito all’Unione Europea, la Thatcher ha combattuto l’UE da ogni punto di vista, soprattutto quello finanziario, e il primo ministro David Cameron poi ha già assicurato la capacità del paese di andare avanti senza far parte dell’UE, mentre di nascosto ha sottoscritto l’accordo di cui abbiamo parlato, con Bruxelles di fatto creando un’Europa a due livelli, con delle leggi valide solo per il Regno Unito e un set di leggi per il resto dell’Europa.
E allora mettiamoci sereni, i partiti ultranazionalisti hanno ancora tempo per crescere, chi doveva sistemare le situazioni lo ha già fatto (Cameron ha provato a non rinnegare la sua natura ma col Panama Papers gli hanno subito fatto riabbassare il capo), il problema sono i Paesi dell’Europa del Sud, anche se i media chiamano a gran voce per far guardare altrove.
autore / Luca Lippi
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