Loach fa calare sipario su Cannes con inni antiliberisti a metà fra Francesco e il Che

25 maggio 2016 ore 11:35, Americo Mascarucci
"Il cinema ha molti meriti, tra questi c’è quello di dare voce a chi non ce l’ha. Il mondo sta attraversando una fase pericolosa, è in atto un disegno di austerità e di neoliberismo che rischia di causare catastrofi, in una società fatta di pochi ricchi e moltissimi poveri.. Dobbiamo invece dare un messaggio di fiducia, un altro assetto è possibile, e, soprattutto, è necessario".  
Un discorso dal tenore ideologico quello del regista Ken Loach che con il film Daniel Blake guadagna la seconda Palma d’oro della sua lunga carriera al 69esimo Festival di Cannes. 
Loach che ha 80 anni è il regista più vecchio in concorso e dunque considerato una sorta di autorità morale, un saggio cui le giovani generazioni avrebbero tanto da imparare. 
Un discorso il suo chiaramente di sinistra che sembra invocare un "altro mondo possibile" (il suo). 
"Occorre, oggi più che mai, che il cinema protesti contro i potenti. Spero che questa tradizione si conservi. Un altro mondo è possibile e necessario" ha detto il regista che poi ha continuato: 
"Il Festival è importante per il futuro del cinema – aggiunge – I personaggi del mio film vivono nella quinta nazione del mondo e sono poveri. Il mondo è in una situazione pericolosa, siamo quasi alla catastrofe e questo accade a causa del sistema neoliberale". 
Un mix fra Papa Francesco e Che Guevara è proprio il caso di dire con al centro l’opzione preferenziale per i poveri condita con un chiaro ed indiscutibile spirito antiliberista e anti capitalista. 

Loach fa calare sipario su Cannes con inni antiliberisti a metà fra Francesco e il Che
Un discorso che del resto mostra l’indomita coerenza di un regista che ha sempre coniugato la produzione cinematografica alla denuncia sociale. Cinema e politica come facce di una stessa medaglia con il primo funzionale agli interessi della seconda per denunciare, sensibilizzare e promuovere "nuovi mondi" ma vecchie ideologie.
Del resto Loach figlio di operai, ha dedicato tutta la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti. 
È un sostenitore del movimento politico Respect, a sinistra del New Labour di Blair ed è spesso intervenuto nelle vicende politiche italiane sostenendo i movimenti di estrema sinistra. 
Il suo Daniel Blake è uno dei tanti poveri della terra che vive nel Regno Unito e al quale le dure leggi del mercato e un mondo basato sul profitto hanno tolto ogni speranza per il futuro, non offrendo possibilità di riscatto. La vittima predestinata di una società che ha imposto regole disumane e leggi fatte su misura per favorire i potenti a scapito degli ultimi.

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