Roma, Meluzzi: "Sì a sicurezza partecipata dei cittadini e a enti specializzati contro le tossicodipendenze"

25 maggio 2016 ore 14:04, Lucia Bigozzi
“Roma come la Suburra. Sì a una sicurezza partecipata dei cittadini e dico sì ad organismi specifici e specializzati nella lotta alle tossicodipendenze a patto che…”. Alessandro Meluzzi, psichiatra, criminologo, con una lunga esperienza nelle comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti, conferma l’allarme sul ‘fiume di droga’ a Roma e da tecnico dice a Intelligonews cosa c’è da fare, al netto degli annunci. 

Escalation a Roma tra insicurezza, violenza, droga e alcol. Che segnale?

"E’ un segnale molto allarmante. Una volta fu fatta una statistica sui catacoliti della cocaina nel Po dal quale emerse che a Milano c’era un largo uso di droga, qui nel Tevere sembra addirittura che non ci siano solo i catacoliti della cocaina ma scorra un fiume di droga: questa Suburra romana è diventata un grande mercato. Questo non può che tradursi in comportamenti devastanti, atteggiamenti violenti improvvisi, suicidiari, omicidiari legati a mille forma di dissocialità che vengono alimentate non solo dal mercato della droga ma anche dagli effetti comportamentali delle droghe. Non si finirà mai abbastanza di dire che la droga è un male in sé, non solo perché il mercato arricchisce i traffici criminali ma anche perché queste droghe destano su comportamenti privatissimi che diventano poi pericolosissimi dal punto di vista sociale un’azione diretta: omicidi, rapini, eventi legati alla psico-stimolazione, perdita di controlli morali".

Roma, Meluzzi: 'Sì a sicurezza partecipata dei cittadini e a enti specializzati contro le tossicodipendenze'
In base alla sua esperienza cosa serve? Rampelli (FdI) punta sul ripristino dell’Agenzie per le tossicodipendenze. Condivide?

"Credo che la presenza di un organismo specializzato sia sempre una buona cosa a patto che sia il terminale di una rete di strutture che parte dai servizi territoriali di salute mentale che si occupano anche delle dipendenze, la rete delle comunità terapeutiche, i servizi ambulatoriali, servizi correlati anche con la polizia municipale e le forze dell’ordine. Tutto ciòà richiede un’azione attentissima di monitoraggio del territorio e la fine di quelle zone franche e di impunità dove le persone vedono con sconcerto dove sono gli spacciatori e come , fanno magari foto o video ma poi si sentono rispondere dagli uomini delle forze dell’ordine per poi sentirsi dire che nessuno può far niente. Ecco, questo atteggiamento di colpevolissima rassegnazione deve cessare. E’ vero che le carceri sono piene ma non è un buon motivo per lasciare Roma, capitale d’Italia, in mano agli spacciatori".

Sul versante sicurezza l’opzione ronde la ritiene praticabile?

"C’è una sicurezza percepita e una sicurezza oggettiva. Direi che nel caso di Roma le due cose vanno a coincidere: c’è una bassa sicurezza percepita ma non è allarmismo e c’è una bassa sicurezza oggettiva. Io credo che mobilitare i cittadini almeno nei quartieri possa essere una cosa buona, non fosse altro per svolgere attività di monitoraggio, di vigilanza. Credo che alla fine, un servizio di vigilanza metropolitana, magari in forma di volontariato, simile a quello che viene praticato con i nonni davanti alle scuole per far attraversare i bambini o vigilare sulla presenza di persone sospette intorno alla scuola, possa essere fatto anche nei quartieri più a rischio. Una sorta di sicurezza partecipata che in una realtà di emergenza come questa è imprescindibile". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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