Caschi blu sempre meno angeli? In Libano traffico illecito di cibo, coinvolta l'Italia

25 maggio 2016 ore 16:42, intelligo
Caschi blu sempre meno angeli per i poveri africani? 
Vi ricordate l’agghiacciante caso della Repubblica Centrafricana, dove gli abusi sessuali avrebbero riguardato bambini dai 9 agli 11 anni, costretti a praticare sesso orale ai soldati francesi per ottenere scorte di cibo? Provocarono l'apertura di un fascicolo presso le Nazioni Unite con tanto di inchiesta vera e propria disposta per accertare la verità sugli orrori denunciati.  Sempre nello stesso Paese pare fossero avvenute anche altre gravi violazioni dei diritti umani per mano di truppe congolesi. 
Ora una nuova macchia tinge di nero i caschi blu. I prodotti destinati a pranzi e cene a uso esclusivo dei caschi blu dell’Onu in Libano, sono stati ritrovati negli scaffali dei supermercati libanesi. Come può essere successo? E' avvenuta una compravendita di cibo destinato alle truppe? 
Un’indagine partita dall’Unfil legata alla frode e al traffico di generi alimentari chiarirà la vicenda, che pone nuovamente sotto scacco gli uomini dell’Organizzazione nazionale delle Nazioni Unite. Tutto è partito da una "denuncia" giornalistica, o meglio un'inchiesta del quotidiano spagnolo El Paìs che ha parlato di quattro milioni di euro di alimenti non commerciabili ma venduti ai negozi. 
Caschi blu sempre meno angeli? In Libano traffico illecito di cibo, coinvolta l'Italia
E l'Italia purtroppo sarebbe coinvolta (si trtta infatti di cinque punti di distribuzione, sotto il nostro comando, e quelli del Ghana, Nepal, Malaysia e Indonesia). Per ora hanno parlato solo il portavoce Unifil Andrea Tenenti e il direttore generale del ministero dell’Economia, Alia Abbas, che hanno confermato le indagini in corso ma si sono astenuti da ulteriori dichiarazioni.

Ad accendere i riflettori un testimone R.D., licenziato da un'impresa fornitrice di prodotti alle truppe dopo essere sospettato della "truffa" che ha denunciato: "Prima di uscire dal magazzino, gli autisti inviavano la nota di carico con what’s app ai caschi blu nei diversi punti di distribuzione, e questi controllavano quanto del cibo richiesto fosse già disponibile nel centro di cui erano titolari. Dopo aver verificato eventuali eccedenze rispetto a quanto richiesto, le comunicavano all'autista che non provvedeva a scaricarle e le teneva nel camion per poi venderle in nero".
Ma ci sono altre figure che saranno ascoltate e che già hanno rilasciato la propria deposizione. 
Dovrà essere accertato se davvero ogni settimana partivano sette camion con 80 tonnellate di cibo (non commerciabile). 
autore / intelligo
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