Dell'Utri e l'altalena delle sue dichiarazioni prima e dopo la condanna. L'arte di non dire dicendo

25 marzo 2013 ore 19:26, Marta Moriconi
Dell'Utri e l'altalena delle sue dichiarazioni prima e dopo la condanna. L'arte di non dire dicendo
Alle 18:16 le agenzia di stampa battono la notizia: i giudici della Corte d'Appello di Palermo hanno condannato a 7 anni Marcello Dell'Utri, accogliendo  la richiesta del pg Luigi Patronaggio. Solo alle 17;39 Dell’Utri, a Palermo e incalzato dai giornalisti, parlava dell’eventualità di un governo Pd-Pdl. «Non ha alcuna possibilità. Io non sono nessuno, però è come mettere insieme Milan e Inter e fare un'unica squadra» tuonava sicuro. Insomma un governo di larghe intese sarebbe un segnale straordinario per tutti, ma secondo lui «non può accadere». In attesa della sentenza, che da lì a poco sarebbe stata pronunciata, l’ex senatore  del Pdl si mostrava sereno, forse anche un pizzico ottimista, e profeticamente parlava della sua condanna: «Mi sembra che questa Corte d'Appello abbia esaminato con spirito molto serio e distaccato tutti gli atti. Se dovesse andar male, mi dovessero condannare, non dirò che sono giudici comunisti». Il riferimento è chiaro. Gioca e scherza dell’Utri, forse sottovalutando la giustizia palermitana, o forse volendo prendersi gioco di chi sapeva lo avrebbe condannato. Dimostra superiorità. Non ha alcuna voglia di sollevare polemiche. E' spavaldo quanto basta, ma non arrogante mentre conversa con i giornalisti. Giornalisti che lo hanno incalzato sul caso dello stalliere di Arcore Vittorio Magano. Solo allora mette bene in chiaro: «Non ho mai detto che Vittorio Mangano è un eroe, ho detto e lo ripeto anche oggi che Mangano è il mio eroe. E’ venuto a Milano quando non era ancora incriminato, conosceva i cani, i cavalli e basta».  Quanto a Dell’Utri mediatore tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi ha parlato di una ricostruzione dei magistrati da Romanzo Criminale, insomma un prodotto mediatico, televisivo, non certo reale. Ma non ha solo risposto alle domande. Le ha anche poste ai suoi interlocutori: «Ma mediatore di quale mafia?». Così, in un’altalena di botta e risposta con la stampa è arrivato il momento della pronuncia dei giudici. Queste erano le sue dichiarazioni poco prima di conoscere la sentenza che lo condanna a sette anni di reclusione. Poi tira il freno a mano e rilascia solo due brevi dichiarazioni: «Il romanzo criminale continua… Naturalmente speravo in un'assoluzione,  ma sapevo anche che poteva essere una condanna. Ne prendo atto».
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