Adinolfi: "Il G8 è un club inutile. Putin come Hitler"

25 marzo 2014 ore 12:57, Giuseppe Tetto
Adinolfi: 'Il G8 è un club inutile. Putin come Hitler'
Dopo la cancellazione del vertice di Sochi e la 
cacciata dal G8, per la questione Ucraina, sembra che Putin abbia deciso di dare agli Stati Uniti e aglia ltri grandi, un segnale di apertura attraverso le parole del suoportavoce, Dmitry Peskov: “La Russia – ha fatto sapere - è interessata a mantenere contatti ai massimi livelli con gli altri paesi del G8”. Ma nonostante l’apparente “disgelo”, lo Zar di Russia non sembra minimamente intenzionato a cedere nessuna delle pedine che lui considera indispensabili e di “sua proprietà” per uscire voncitore nella delicata partita a scacchi con l’est Europa e il mondo. Di questo, IntelligoNews ha parlato con Mario Adinolfi, giornalista, blogger ed ex deputato del Pd che sulle strategie di Putin ha una visone chiara e netta.   Putin non sembra dare molto pesa alla sua “cacciata” dal club dei grandi. Anzi sembra voglia continuare il suo braccio di ferro con il mondo. Oggi cosa davvero rappresenta un organismo come il G8 o G7? «È un club sostanzialmente inutile. La reazione della Russia fa capire che ha una valenza molto blanda. Ma ovviamente non si può prescindere dalla sua valenza politica». Quali sono gli scenari che si possono aprire dal gioco forza che la Russia sta intraprendendo? Se dal punto di vista militare ha tutte le carte in regola, Putin non ha da perdere dal punto di vista economico? «Non bisogna dimenticare che la Russia è una potenza energetica. Se non avesse il suo potere “energetico” avrebbe difficoltà anche a essere potenza politica e di conseguenza potenza militare. Sulla capacità della Russia di essere davvero capace di fronteggiare un’offensiva internazionale seria la cosa va verificata. Ad oggi viviamo in una condizione costruita su delle ambiguità da parte di tutti, della Russia e degli Stati Uniti e fondamentalmente anche dell’Unione europea, che non sa da che parte stare e gioca una partita da pesce nel barile. Cosa che non fa bene alle istituzioni europee». Cosa pensa di Obama. “Can che abbaia non morde”? «Obama ha avuto un problema serio quando si è esposto molto sulla Siria, arrivando a minacciare il bombardamento da mare. Poi la sua marcia indietro, davanti alla pressione internazionale, e tutta una serie di ambiguità, hanno giocato a favore di Putin. Il nostro Paese in quella fase con il governo Letta ha agito come al solito “all’italiana”, stando un po’ con Obama e un po’ con Putin. Tutto questo ha pesato sulla decisione di Obama: poteva affermare il ruolo importante degli Stati Uniti, ma la retromarcia è stata disastrosa. Di questo Obama sta ancora pagando il prezzo». Oggi la Crimea è come il Kosovo? «La Crimea ha dei contorno molto particolari. Si fa fatica a immaginare quello della Crimea come un vero strappo perché bisogna considerare due aspetti: uno etnico, in quanto è talmente radicata la presenza russofona che il passaggio, diciamo, non è cosi doloroso. Anzi da questo punto di vista, ho simpatia per l’autodeterminazione del popolo di Crimea. L’altro aspetto, più preoccupante, è quello geopolitico: dico soltanto che l’annessione di un Paese, con queste dinamiche, non lo si vedeva dai tempi di Hitler».
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