Cannabis, il caso di Genova riapre il dibattito sul proibizionismo

25 marzo 2015, Americo Mascarucci
Il consiglio comunale di Genova ha approvato un ordine del giorno con cui si richiede al parlamento italiano di rivedere le normative sull'uso delle droghe leggere legalizzando l'utilizzo della cannabis. Contemporaneamente la stessa mozione chiede la promozione di adeguate politiche di prevenzione e contrasto all' uso degli stupefacenti evidenziandone la pericolosità. Una botta al cerchio e una alla botte quindi. 

Cannabis, il caso di Genova riapre il dibattito sul proibizionismo
La solita distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti figlia di quella moda tutta italiana di distinguere fra male minore e maggiore. Il tutto condito dalla solita retorica legalitaria: con la legalizzazione delle droghe leggere si combatte la criminalità che sul proibizionismo trova terreno fertile per i propri sporchi affari. La stessa storia che si ripete con la prostituzione. Riaprendo le case chiuse o istituendo i quartieri a luci rosse, è l' opinione dei proponenti, si taglierebbero le gambe agli sfruttatori. 

Ma sarà davvero cosi?  O invece come è molto più probabile la criminalità organizzata continuerà tranquillamente a curare i propri interessi in altra maniera? Droga e prostituzione sono senza dubbio un business fondamentale per i criminali, che sfruttano le richieste del mercato aggirando le proibizioni dello stato. 

Ma si può consentire ciò che è male per ragioni di legalità tutte da verificare? Premesso come già detto che l' equazione fra legalizzazione delle droghe leggere o della prostituzione e contrasto alla criminalità è tutta da dimostrare, si può rendete lecito ciò che eticamente è sbagliato adducendo ragioni di ordine pubblico o di legalità? O piuttosto le esigenze di legalità nascondono la volontà di soddisfare le solite pulsioni dell' io, l' individualismo sfrenato, il piacere personale ottenuto e soddisfatto dal rapporto sessuale con una prostituta o dalla canna? 

La domanda è questa, anche perché le vittime di questo gioco perverso, vedi gli ex tossicodipendenti usciti dal tunnel grazie alle comunità di recupero, sono poi i primi a sconsigliare la legalizzazione delle droghe leggere evidenziando come dalla cannabis all'eroina il passo sia sostanzialmente breve. E allora perché continuare nella falsa idea di garantire legalità sulla pelle delle persone? Se il proibizionismo è sbagliato lo è certamente ancora di più un permissivismo che antepone la libertà dell' individuo alla tutela della propria salute e dignità.  E le mafie state certi non resterebbero a guardare.
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