Effetto Lupi in Aula. La nuova parabola dell' Ncd

25 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Effetto Lupi in Aula. La nuova parabola dell' Ncd
A che gioco gioca Ncd? Al “gioco” di Renzi o a quello di un centrodestra “de-salvinizzato”? 

I movimenti e i travagli dell’alleato “scomodo” (autodefinizione) del Pd dopo il caso Lupi segnalano una fase interessante da monitorare. E comunque, le dimissioni del ministro delle Infrastrutture un primo effetto lo hanno già provocato. La parola-chiave degli alfaniani – i più convinti e i malpancisti – è cambiata: far pesare al premier il ‘peso’ dell’alleato. Il gioco di parole rende bene l’idea di un controbilanciamento o almeno di un tentativo, nei rapporti di forza della strana maggioranza renziana. Certo, è e resta il Pd a dare le carte, ma la novità rispetto a un recente passato alquanto ‘silenzioso’ è che Ncd vuole far sentire la propria voce e, se possibile, alzarla. 

MINISTERI. La casella lasciata vuota da Lupi ora la riempie Renzi. Sì, ma per quanto? Non è un interrogativo secondario perché gli spifferi di Intelligonews segnalano che dalle parti di Palazzo Chigi non si esclude l’idea di tenerla ben salda fino a dopo il test elettorale di fine maggio, quando cioè si conteranno i voti nelle urne per regionali e amministrative. Che tradotto vuol dire: Renzi potrebbe temporeggiare per misurare la performance elettorale del partito di Alfano e ‘gestirla’ come ‘arma’ nella trattativa sul dopo-Lupi. 

Nei ranghi di Ncd il messaggio è: non è questione di poltrone e non è questione di Infrastrutture (inteso ministero); il punto è che Renzi non può penalizzare la rappresentanza governativa del partito che lo sostiene e che, come ripetono da giorni sia Formigoni (a Intelligonews) che Quagliariello nei talk politici, al Senato detiene il ‘pacchetto’ dei voti strategici (e blindati) indispensabili al premier per resistere al ‘fuoco’ amico della minoranza dem e agli sbalzi di umore di Forza Italia. In sostanza, è il ragionamento tra gli alfaniani, se Ncd ‘perde’ le Infrastrutture dovrà ottenere un altro ministero di ‘peso’. Operazione non facile e delicata perché se si cominciano a toccare le pedine ministeriali, si sa dove si comincia ma non dove si finisce. E Renzi questo non può permetterselo.

GOVERNO. Articolo 18 in soffitta (lavoro), responsabilità civile dei magistrati, incremento delle risorse per le Forze di Polizia, sono alcuni degli obiettivi che Alfano rivendica nei due anni al fianco di Renzi. Risultati che se letti nella filigrana del centrodestra stanno lì a dimostrare che sostenere il governo targato Pd non significa abbassare la testa e dire ‘obbedisco’. La cifra alfaniana serve anche per “calmare” chi come la De Girolamo (non la sola per la verità, considerando anche una certa insofferenza di Cicchitto) non ha digerito il “metodo Renzi” applicato al caso Lupi e spinge per un appoggio esterno al governo. 

Eventualità che proprio oggi il leader di Ncd ha escluso senza se e ma. Un modo per stroncare sul nascere qualsiasi tentazione di riavvicinamento a Forza Italia. Per la verità, qualche sospetto è parso più che legittimo se si guarda la convergenza tra alfaniani e berlsconiani sul controverso tema della prescrizione e del ddl anti-corruzione, ma è altrettanto vero che un provvedimento è come una rondine, da sola non fa primavera.

CENTRODESTRA. Semmai quello che si può leggere nel posizionamento o ri-posizionamento di Ncd declinato sulla ricomposizione del centrodestra è il tentativo di strappare a Renzi il primato del ‘è tutto merito mio’, specie sui temi cari all’identità valoriale dello schieramento da riunificare, e poi giocare la carta del detto-fatto proprio nel campo che per ora pare “salvinizzato”, al netto delle mosse di Berlusconi ancora da decifrare nei dettagli. In questo scenario il ‘fronte’ moderato che presidia l’area di centro – Ncd-Area Popolare e Scelta Civica, altro alleato leale di governo – può giocare un doppio ruolo: da un lato cercare di “de-salvinizzare” ciò che resta del centrodestra, dall’altro tentare un posizionamento finalizzato a prendere il timone che una Forza Italia dilaniata dalle lotte interne (il caso Chiarella sulla prescrizione docet) rischia di perdere. O forse ha già perso.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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