1919-2016, Torriero: Nuovo Appello ai Liberi e Forti

25 marzo 2016 ore 8:04, Fabio Torriero
In vista delle prossime elezioni amministrative ho pensato di “attualizzare” il famoso manifesto-appello di Don Sturzo, che nel 1919 fece da preambolo e presupposto alla nascita del Partito Popolare, soggetto politico che tanto ha inciso nella vita politica italiana, offrendo ai cattolici (ancora limitati e condizionati dal “Non expedit” risorgimentale di papa Pio IX e orfani dal 1903 dell’Opera Nazionale dei Congressi), uno strumento finalmente attivo di partecipazione.

Il Partito Popolare italiano (non l’omologo gruppo europeo degli ultimi decenni), ha rappresentato la griglia più intelligente e saggia, e il punto di riferimento più fecondo, per la valorizzazione dei valori cattolici nella dimensione pubblica e civile (molto di più della stessa Dc, con cui don Sturzo entrò presto in rotta di collisione); un ottimo punto di riferimento pure oggi.
E proprio in vista anche delle amministrative di Roma, ricordo che il sacerdote di Caltagirone, nel 1952, tentò un’operazione molto interessante e “profetica”, ovviamente invisa e combattuta dallo Scudo Crociato: aggregare le forze popolari, patriottiche e moderate (dalla Dc di destra, ai monarchici, ai missini, agli indipendenti civici), per impedire la vittoria nella Capitale della nazione e culla della Cristianità dei partiti materialisti ed atei, dal Psi al Pci.
1919-2016, Torriero: Nuovo Appello ai Liberi e Forti
Un movimento dal basso opposto alle strategie di un partito di governo, come quello di De Gasperi,
ritenuto troppo morbido sul piano dottrinario: “Un partito di centro che guarda a sinistra”. Il contrario della maggioranza silenziosa degli italiani allora non rappresentati e che magari, votava Dc turandosi il naso o per mere motivazioni anticomuniste.
Attualizzando: non è questa la battaglia (anche se molto più trasversale) che Il Popolo della Famiglia si accinge a fare, da Roma a tutta l’Italia, contro le nuove forze del laicismo, del materialismo, dell’ateismo, dell’inefficienza amministrativa, del politicamente, culturalmente e pure “religiosamente corretto”?
Ma entriamo nel dettaglio dell’appello. 

Ammiriamo l’attualità dell’appello.

1) “A tutti gli uomini forti e liberi, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della patria senza pregiudizi e preconcetti”. Chi sono oggi gli “uomini forti”? Le persone che non si riconoscono più nelle lobby di potere (della prima, seconda, terza Repubblica), che per decenni hanno distrutto l’Italia, moralmente, politicamente e civilmente. E’ la società dal basso che non crede più in questa destra e in questa sinistra, tantomeno questo centro; non crede più nelle vecchie ricette ideologiche e nelle forme di rappresentanza politica che hanno fatto il loro tempo e che non si sono dimostrate all’altezza della loro mission storica. I forti sono le persone che reagiscono, che ancora vogliono sognare, contribuire ad un Paese bello, pacificato, libero, giusto e indipendente pure da caste internazionali. Che dicono ogni giorno che c’è del buono in questa vita e non cedono alla rassegnazione e alla depressione. Uomini che non possono essere rappresentati dall’antipolitica “beautifull” alla Marchini, o dal moralismo giustizialista dei 5 Stelle, o dagli ultimi cortigiani del Cavaliere, dai nuovi ascari di Renzi (che dire degli scandali di Roma-Capitale che hanno coinvolto il Pd o di bancopoli?), o dalle bande ex di An, le une contro le altre armate, portatrici di fallimenti legati ai loro leader?
Chi sono oggi gli “uomini liberi”? La risposta è semplice: il Popolo del Family Day, gli uomini e le donne (e i bimbi) che vivono 24 ore su 24 la grandezza e la semplicità della “società naturale di massa”, per definizione inconciliabile con la “società radicale di massa”, che il premier Renzi sta costruendo sia in termini costituzionali (si legga dirigismo democratico: partito unico, maggioranza unica, Camera unica etc), sia culturali (basta collegare, pezzo su pezzo, le leggi approvate e al momento in cantiere dal governo: le depenalizzazioni a 360 gradi, la legalizzazione delle droghe leggere, le unioni civili, le adozioni gay, l’utero in affitto, l’eutanasia, il divorzio breve-lampo, il doppio cognome, lo ius soli);

2) Soffermiamoci sul contributo (la cooperazione) dei cattolici e di tutti quelli non credenti, che condividono, però, le battaglie antropologiche. L’appello di Don Sturzo contiene due parole e due concetti fondamentali: sentire il dovere di cooperare per la patria senza pregiudizi. Ecco il punto: i cattolici devono uscire dalla mistica incapacitante del privatismo, dell’intimismo (sacrosanto solo nel rapporto personale con Dio); i credenti non sono quella parte inutile (esattamente come li vuole il pensiero laicista di stampo massonico), che ruota intorno alla famigliola perfetta del Mulino Bianco, i passeggini e la messa domenicale (lotte e riti importanti, fondamentali, ma non sufficienti, se scollegati da una seria pedagogia cristiana). I cattolici non sono un esercito di perfetti (semmai di perdonati), ma di imperfetti che hanno il dovere di testimoniare comunque la Verità e il Bene. I cattolici devono liberarsi da un antico pregiudizio, duro a morire: uscire dal primato della comunità chiusa, e iniziare ad amare, a porsi il problema della polis, della res-publica, delle istituzioni. I cattolici conoscono questa dimensione? Sì, se guardano agli scritti di papa Benedetto (dobbiamo rioccupare gli spazi pubblici); sì, se applicano alla lettera la frase di papa Francesco: “La politica è la più alta forma di carità”. Ricordo, inoltre che papa Giovanni Paolo II, riferendosi esplicitamente al patriottismo, ha sempre parlato di identificazione del cattolico con la comunità di destino, ha sottolineato l’importanza della patria come terra dei padri, accostando il patriottismo al Quarto Comandamento: onora il padre e la madre. Onora quindi, la tua patria.

3) "Sosteniamo il programma politico-morale delle genti cattoliche", segue l’appello del 1919; quale intuizione da parte di Don Sturzo: il Partito popolare non era il partito “dei” cattolici, ma il partito “di” cattolici (aperto al dialogo con tutti, purché fosse chiara la priorità politico-programmatica della giustizia, dell’uguaglianza, del lavoro e della socialità). Un partito aconfessionale. In questa frase c’è la priorità di chi si richiama innanzitutto agli effetti sociali e storici della dottrina sociale della Chiesa e della fede. 

4) "Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, ispirandoci ai saldi principii del cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell’Italia dobbiamo attingere all’anima popolare gli elementi di conservazione di progresso". Anche qui: il cristianesimo visto non solo come scelta di fede, ma come elemento fondativo della nazione italiana. La Famiglia (a proposito degli attacchi a Mario Adinolfi), non è un dna monotematico, ma il “poliedro”, il “prisma” intorno a cui costruire un serio programma amministrativo, come già nel 1919 (fisco, scuola, diritti civili, cultura, agevolazioni, decentramento amministrativo, regionalismo, libertà di insegnamento, piccola proprietà etc).

5) Infine, il sistema elettorale proporzionale per la democrazia compiuta”, fiore all’occhiello del Partito Popolare. L’argomento era noto: una vecchia classe dirigente doveva essere mandata via, una vecchia classe di potere non più in sintonia con l’ltalia: i vecchi notabili liberali, i giolittiani, ultima declinazione dell’area ministeriale, del trasformismo (da De Pretis a Crispi), e della destra storica. Non sono questi gli aggettivi e i sostantivi che possono definire l’attuale classe politica? Che diritto hanno gli odierni notabili di rappresentare un’Italia che non capiscono più? Mi riferisco ai “professionisti delle ideologie” (ormai morte), e pure ai “professionisti del cattolicesimo” in Parlamento. Formule che, tra l’altro, non hanno impedito l’approvazione di una legislazione antropologica, contraria al diritto naturale (si pensi al Ddl Cirinnà). Una classe politica goffa, che è stata costretta ad inseguire la piazza sia di San Giovanni, sia del Circo Massimo. Sistema proporzionale vuole dire, infatti, democrazia dal basso, cambiamento e autentica fotografia della società. 
6) La risposta più coerente all’appello di Don Sturzo non può che essere (tramontati i modelli Dc e Ruini), come ha deciso il Pdf, la partecipazione diretta dei cattolici nella vita politica italiana, insieme a chi crede nei valori antropologici (la società naturale). 
Riesumare nel 2016 una sorta di riverniciata Opera dei Congressi (una associazione interpartitica), o ipotizzare scenari in cui si danno voti e pagelle ai cosiddetti cattolici “amici”, dentro partiti o liste capeggiate da leader contrari ai nostri valori, non solo è sbagliato, ma può diventare paradossale ed autolesionista.  


caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]