2015 è stato l'anno dello streaming: vola spotify

25 marzo 2016 ore 10:43, Micaela Del Monte
Niente più download pirata, ora la musica vive in streaming che, superando per la prima volta il fatturato dei download digitali, rappresenta oggi il 34 per cento del fatturato dell'industria musicale statunitense, la fetta più sostanziosa di una torta da 7 miliardi di dollari.  Il comparto dello streaming supera i 2,4 miliardi di dollari, in crescita del 29 per cento rispetto al 2014 anche grazie all'ingresso sul mercato di nuovi soggetti come Apple Music e al trend costantemente positivo di servizi come Spotify.

2015 è stato l'anno dello streaming: vola spotify
L'app di streaming musicale ha così raggiunto i 30 milioni di abbonati a pagamento, ad annunciarlo è stato il CEO della società Daniel Ek in un tweet condiviso il 22 marzo 2016. E' il primo aggiornamento del numero di abbonati a Spotify Premium dopo che la società ha comunicato lo scorso anno di aver 20 milioni di abbonati pochi giorni prima che Apple Music debuttasse sul mercato lo scorso giugno, e mostra come il debutto del servizio concorrente abbia avuto poco o nessun effetto sulla crescita di Spotify.
App Annie, una piattaforma di analisi della popolarità nel mondo delle applicazioni, nel suo ultimo rapporto relativo al terzo trimestre del 2015 scrive che Spotify è il servizio numero #1 di musica streaming in tutto il mondo, sia per telefoni Android che Apple.

A soffrire dell'avanzata dello streaming sono le soluzioni di download, come già rilevato nelle precedenti analisi di mercato: i download negli USA sono stati scalzati dalla prima posizione per fatturato (-10 per cento, a quota 2,3 miliardi) ma questo declino, compensato dallo streaming, non ha impedito all'intero comparto del digitale di continuare a crescere: per il 2015 si è registrato un aumento di fatturato del 6 per cento, a raggiungere i 4,8 miliardi di dollari, a fronte dei 2 miliardi di dollari di valore per la musica distribuita su supporto fisico.

Ma anche gli artisti non cantano vittoria, non perde occasione di sottolineare il CEO di RIAA Cary Sherman: "Il consumo di musica sta esplodendo, ma le entrate per i creatori non tengono il passo". "Nel 2015 - ha osservato Sherman - i fan hanno ascoltato centinaia di miliardi di flussi audio e video su piattaforme on demand supportate dalla pubblicità come YouTube, ma le entrate provenienti da questi servizi sono state magre, decisamente meno consistenti rispetto a altri tipi di servizi musicali".
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