Lavanda dei piedi al Cara, per il Papa i "trafficanti di armi" dietro ai terroristi-Giuda

25 marzo 2016 ore 11:53, intelligo
Papa Francesco, nel pomeriggio del Giovedì Santo, è andato al centro di accoglienza richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, comune a trenta chilometri a nord di Roma, dove ha lavato i piedi ai profughi ospitati. Il Cara è gestito dalla cooperativa sociale Auxilium, e il senso del gesto voleva essere un "segno semplice ma eloquente - come osservava monsignor Rino Fisichella, a capo della macchina organizzativa del Giubileo della Misericordia in un articolo sull'Osservatore Romano". 

Lavanda dei piedi al Cara, per il Papa i 'trafficanti di armi' dietro ai terroristi-Giuda
Su dodici profughi il Papa si è inchinato a lavare i piedi come "segno di servizio e attenzione alle loro condizioni".
Non è mancato un ricordo degli attentati di Bruxelles, il Papa ha denunciato che "dietro quel gesto, come dietro Giuda, c'è altro. Dietro Giuda c'era chi ha dato il denaro perché Gesù fosse consegnato, dietro quel gesto ci sono i fabbricatori, i trafficanti delle armi".
Francesco nell'omelia ha parlato "dei gesti: Gesù che serve, che lava i piedi, lui che era il capo lava i piedi agli altri, ai suoi. Secondo gesto, Giuda che va dai nemici di Gesù, quelli che non vogliono la pace con Gesù a prendere il denaro con il quale lo ha tradito, le 30 monete".
Tenero il momento con Angela Ferri, unica italiana del gruppo e operatrice al Cara, che ha visto la donna mormorargli "mamma", cercando di chiedergli preghiere per la donna morta pochi giorni fa. A fare da cornice il sentimento di fratellanza che Bergoglio ha sottolineato anche se 'siamo diversi, siamo differenti, abbiamo differenti culture e religioni, ma siamo fratelli e vogliamo vivere in pace',

Ma per alcuni era meglio scegliere un altro posto. Il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto è stato al centro delle polemiche scatenando pochi mesi fa un'intensa attività di indagine sulla presunta attività lobbistica del gruppo di Massimo Carminati ai tempi di Mafia Capitale. Nell'informativa del Ros c'erano i contatti con la politica, con le istituzioni, con gli imprenditori e con la stampa. L'organizzazione voleva la gestione del centro da quanto emerse.




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