'Forti e liberi', Fusaro: "Ha ragione Torriero, c'è spazio. Cattolici protagonisti contro fanatismo economico"

25 marzo 2016 ore 12:36, Andrea De Angelis
Il direttore Fabio Torriero lancia un "Nuovo appello ai liberi e forti", parafrasando e attualizzando quello di don Sturzo di 97 anni fa. Dal 1919 al 2016, ma c'è uno spazio politico per questi cittadini? IntelligoNews ne ha parlato con il filosofo Diego Fusaro, il quale si è soffermato in particolare su quella che Torriero definisce "società radicale di massa"...

Nello scenario politico italiano c'è una situazione tale da permettere la nascita di un partito non cattolico, ma di cattolici desiderosi di difendere la famiglia e i valori tradizionali? Se sì dov'è questo spazio?
"Premetto che il mio iter biografico e culturale non mette capo all'esperienza di don Sturzo e alla Democrazia Cristiana venuta dopo. Da esterno rispetto a questo aggregato che può nascere dico che sì, forse ci possono essere le condizioni. Però secondo me perché questo movimento riesca ad essere efficace non deve essere solo di cattolici. Un movimento che sappia invece creare una vera divisione tra chi accetta il sistema classista del fanatismo economico e chi lo contrasta. A me pare che oggi il mondo cattolico possa ben rientrare nell'area di chi lo contrasta. Non serve dunque fare un partito di cattolici contro un partito di laici, ma un aggregato di lotta contro il sistema dominante e vedremo i cattolici da che parte si schiereranno". 

Il rapporto tra etica ed economia è dunque centrale?
"Esattamente, non è questione di pura e generica fede. Chi è cattolico ed è un lavoratore precario che cosa ha in comune con un miliardario cattolico? Bisogna seguire in questo senso le parole inequivocabili di Francesco, centrate sulla dignità del lavoro, della persona umana e sulla critica del sistema finanziario. Nell'aggregato potranno allora esserci cattolici, non credenti, islamici e buddisti, ma con un orientamento etico e politico chiaro: l'opposizione al fanatismo finanziario". 

Nota una sorta di separazione antropologica tra quella che Torriero definisce "società radicale di massa" di matrice renziana, e quella parte della società che invece non ritiene prioritari temi quali il matrimonio omosessuale o il divorzio breve, cioè la "società naturale di massa"? La biopolitica è il nuovo discrimine?
"Forse sì, è evidente che chi occupa posti di rilievo nella società, politica compresa, può pensare che la priorità assoluta sia l'eutanasia o il diritto al matrimonio omosessuale. Per chi invece fatica ad arrivare a fine mese, per un lavoratore sottopagato, etero o omosessuale che sia, le priorità sono quelle legate ai diritti sociali. Non bisogna aver letto Marx e Lenin per sapere questa ovvia verità. Quello che io chiamo il 'Partito unico della riproduzione capitalista' deve continuamente puntare sui diritti civili di modo che l'attenzione non vada mai a soffermarsi su quelli sociali. Il diritto a sposarsi tra persone dello stesso sesso non va nemmeno a sfiorare la contraddizione economica, mentre lo fa eccome il chiedere un salario garantito, un contratto a tempo indeterminato, nonché la sanità e l'istruzione per tutti. Sia chiaro, io non credo che si debbano contrapporre i diritti sociali e civili, anzi dovrebbero procedere insieme. Però oggi il potere in questa società usa i diritti civili come alibi per rimuovere e non occuparsi di quelli sociali".


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