"A Parigi non sono voluto esplodere", ma chi crede al Salah pentito?

25 marzo 2016 ore 16:45, Andrea De Angelis
Le chiavi di lettura sono tante, noi ci limitiamo a darne un paio. Ammesso che gli attentati di Bruxelles siano davvero legati all'arresto di Salah, uno dei protagonisti dell'attacco terroristico parigino dello scorso 13 novembre. 

Vendetta. Tu prendi Salah, io uccido decine di persone. Un ragionamento che però fa più di una piega perché per mesi si è scritto che Salah era ormai considerato un traditore dall'Isis. Doveva farsi saltare in aria. Insomma, delle due l'una. 
L'altra possibilità è decisamente diversa e per certi versi più logica: Salah potrebbe parlare, tanto vale accelerare il progetto di un attentato nel cuore dell'Europa. Prima che terroristi e cellule vengano scoperti. Il punto di domanda però è altrettanto logico: chi crede a un Salah pentito? Nessuno. O quasi. Dunque anche questa seconda ipotesi sembra fare acqua da tutte le parti. Di certo la notizia di un Salah pronto a collaborare letta dopo le stragi del 22 marzo risulta quanto meno improvvida. Un errore.  

'A Parigi non sono voluto esplodere', ma chi crede al Salah pentito?
Detto questo, Le Monde pubblica ora quelli che sarebbero i verbali del suo interrogatorio. E parla di dichiarazioni "sommarie, piene di incoerenze". Insomma, l'immagine di un Salah redento si sbiadisce più di quanto avesse già fatto utilizzando la logica. 
Veniamo dunque alle sue parole. La bugia più lampante riguarda i suoi rapporti con Abdelhami Abaooud. Nei verbali conferma infatti che sia stato la mente degli attacchi di Parigi, ma dice di "averlo visto una sola volta alla vigilia degli attentati". In realtà, come sottolinea Il Fatto Quotidiano, si conoscono dall’infanzia. Per due volte gli viene chiesto de conosce i fratelli kamikaze, ma risponde: "Non li conosco". Punto. Abdeslam ha ammesso di aver affittato macchine e prenotato gli hotel per gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso e di aver portato i tre kamikaze allo Stade de France. Ma ha scaricato la responsabilità sul fratello Brahim che "glielo aveva chiesto". Il terrorista ha anche parlato della cintura esplosiva che aveva addosso: ha detto di averla tolta e poi nascosta in un “luogo discreto”. Ma secondo le informazioni di Le Monde, non avrebbe avuto abbastanza liquido per farsi saltare in aria. Un punto questo cruciale per capire se di tradimento o meno si possa parlare da parte sua nei confronti dell'Isis. Il che, come detto, cambierebbe ancora le cose. 
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