Ma davvero "Dio esiste e vive e Bruxelles"? Per chi vuole ridere di tutto, con tutti

25 novembre 2015 ore 12:23, Americo Mascarucci
Ma davvero 'Dio esiste e vive e Bruxelles'? Per chi vuole ridere di tutto, con tutti
Si intitola “Dio esiste e vive a Bruxelles” l'ultimo film di Jaco Van Dormael in uscita da domani, 26 novembre, nelle sale cinematografiche, che sembra prendersi gioco della religione, soprattutto di quella cristiana (quella islamica meglio lasciarla stare non sia mai che qualche fondamentalista decisa di vendicarsi).  

E’ una commedia che gioca sull'immagine del Dio “cattivo e vendicativo” dell’Antico Testamento, pronto a punire il popolo ogni volta che si ribellava a lui o osava disobbedire ai suoi ordini. 
Solo che il perfido Dio di Dormael non vive nell’alto dei cieli bensì in Belgio, a Bruxelles, ed è da qui che si diverte a punire l’umanità. 
E con quali punizioni? In pratica tutti i mali che affliggono la società contemporanea. 
Un film divertente ma fortemente dissacrante che sembra sfidare Dio riducendolo ad un personaggio da operetta. 
Sembrerebbe quasi che il regista voglia vendicarsi delle presunte crudeltà che Dio infligge al mondo ridicolizzandolo e trasformandolo in una macchietta. 

L’insolito Dio è interpretato da Benoît Poelvoorde alle prese con la figlia di 10 anni Ea interpretata da Pili Groyne. Chiuso in un appartamento a Bruxelles  manovra le sorti degli uomini, finché la ragazzina decide di incontrare gli abitanti della Terra.
E sarà proprio la figlia a mettere in crisi i capricci del padre, il suo sadismo, il suo desiderio di far soffrire gli uomini, svelando agli abitanti della terra il segreto più irrivelabile, ossia la data della loro morte costringendoli a cambiare vita.
Il regista si professa ateo e forse non c’era nemmeno bisogno che lo dicesse, era chiaro il suo disprezzo per la divinità e per il sacro. 

"Penso che quello che sta succedendo in questi giorni non ha niente a che fare con la religione: si tratta di conflitti tra forze che utilizzano la religione per creare paura – ha spiegato Jaco Van Dormael - Ho cominciato a scrivere il film quando a Parigi c'erano le manifestazioni contro i matrimoni gay, lo stavo montando quando c'è stata la strage a Charlie Hebdo, e ho pensato che bisognava assolutamente continuare ad avere utopie e a credere che si può ridere di tutto, con tutti".

Il regista, che non è credente, ma ha letto molto attentamente la Bibbia, ha detto:
"In quel testo ci sono dei bei personaggi, delle belle scene, dei bei pensieri, ma è troppo concentrato sull'obbedienza, sul fatto che la gioia non è qui e ora ma ne godremo domani, sul fatto che bisogna sottomettersi, espiare, che un giorno avremo una risposta a tutto. Io credo nel dubbio, credo che non ci siano risposte ai nostri dubbi ma che le domande siano comunque molto belle, credo che il fatto di vivere su questa terra non sia male... Quindi cerco di fare film che non diano risposte, ma offrano una percezione di quello che sta succedendo intorno a noi".

Ma la dissacrazione sta anche nel raffigurare la giovanissima Pili Groyne, nelle vesti di un “Gesù donna” che fa miracoli e arruola anche degli apostoli fra i quali una donna senza un braccio, un maniaco sessuale, un assassino, una donna abbandonata, un impiegato e un bambino. Chiaro in tal senso il riferimento alla religione cristiana e ad alcuni vangeli apocrifi in cui si racconta di Gesù che aveva anche donne fra i propri apostoli. 

Viene spontaneo domandarsi se in un momento come questo sia così opportuno fare un film che si prende gioco di Dio. Spesso e volentieri certi fondamentalismi sembra proprio che li si vada a fomentare appositamente. 

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