Istat industria: calano fatturato e ordini, nonostante “la bolla” del settore auto

25 novembre 2015 ore 12:56, Luca Lippi
Istat industria: calano fatturato e ordini, nonostante “la bolla” del settore auto
l’Istat ci dice che in Italia le vendite al dettaglio hanno mostrato a settembre un calo dello 0,1% rispetto al mese precedente, deludendo le attese degli analisti pari a un +0,5%. L’indice è invece aumentato dell’1,5% rispetto a settembre 2014 (consensus fermo a +1,4%). Precisasempre l’Istat che nella media del trimestre luglio-settembre, il valore delle vendite ha registrato una crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Leggendo bene però, il fatturato dell'industria in Italia ha registrato a settembre una leggera flessione (-0,1%) rispetto ad agosto, sintesi di una variazione positiva (+0,6%) sul mercato interno e di una negativa su quello estero (-1,6%). Nella media degli ultimi tre mesi, l'indice complessivo è diminuito dell'1,6% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale è sceso in termini tendenziali dello 0,9%. Per gli ordinativi, si è registrata una diminuzione congiunturale del 2%, con flessioni dell'1% degli ordinativi interni e del 3,2% di quelli esteri. Nel confronto con il mese di settembre 2014, l'indice grezzo degli ordinativi ha segnato un calo dello 0,8% e il contributo piu' ampio a tale flessione viene dalla componente interna dell'energia. L'incremento piu' rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+26,4%), mentre la flessione maggiore si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-7,9%). 

Tornando al fatturato, gli indici destagionalizzati segnano incrementi congiunturali per i beni intermedi (+1,0%), e per i beni di consumo (+0,2%), mentre registrano flessioni i beni strumentali (-1,5%) e l'energia (-1,3%). Per il fatturato del comparto manifatturiero l'incremento tendenziale piu' rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+18,4%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-17,9%).

Qualche riflessione è obbligatoria per interpretare bene i dati, c’è da considerare che produrre e fatturare sono due cose differenti, l’esempio lampante è il fatto che produrre sempre più mezzi di trasporto non equivale a soddisfare una richiesta, tanto è vero che già in passato abbiamo elevato i livelli di guardia riguardo una imminente frattura della bolla che si sta formando su questo comparto che trascina l’indice generale ma nei fatti non corrisponde a un proporzionale aumento di domanda. La produzione industriale continua il suo ciclo, interromperlo sarebbe un disastro, riguardo il settore auto la produzione se fosse interrotta procurerebbe un danno in termini macro devastante fra chiusura di fabbriche e indotto. 

Non è una novità che al 2014 nel mondo ci sono circa 10 miliardi di auto nuove (praticamente più della stessa popolazione mondiale) eppure l’industria automobilistica non può certo smettere di produrre nuovi modelli. Il ciclo “compro, uso, compro, uso” è stato ormai spezzato tuttavia le industrie produttrici non possono permettersi di “svendere” svalutando irrimediabilmente il prodotto finale. Il settore è in parte trainato da un’offerta di finanziamenti che solamente dieci anni fa era impensabile e in più, sorretta da mano d’opera a basso costo e meccanizzazione (oltre lo sviluppo di parti plastiche e vetro resina che hanno sostituito le più costose parti in lamiera).

Bisogna vedere quanto reggerà la bolla dell’industria auto per cominciare a leggere dati sulla produzione industriale più vicini all’economia reale, per il momento si rileva una sostanziale preoccupante e anche perniciosa china. 
autore / Luca Lippi
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