Morta giovane austriaca arruolata: non è un reality, dall'inferno dell'Isis non si fugge

25 novembre 2015 ore 13:19, Americo Mascarucci
Morta giovane austriaca arruolata: non è un reality, dall'inferno dell'Isis non si fugge
Si erano arruolate nell’Isis pensando forse di partecipare ad un gioco o a qualche reality show in versione siriana, le due ragazzine austriache Samra Kesinovic di 17 anni e Sabina Selimovic di 16 anni che in Siria hanno trovato la morte. 

Erano scomparse nell’aprile del 2014, poi si era saputo che le due adolescenti di origini bosniache, avevano  lasciato una lettera ai genitori con la quale spiegavano l’intenzione di “combattere per l’Islam in Siria”. Un’ipotesi confermata anche  dalle foto postate qualche tempo dopo dalle due giovani su Facebook, dove le si vedeva col velo, accerchiate da combattenti armati. Samra è stata picchiata a morte dopo essere stata beccata mentre cercava di fuggire da Raqqa, la roccaforte dell' Isis. La sua amica, Sabina è morta durante i combattimenti. Che cosa può avere spinto due adolescenti ad andare in Siria e arruolarsi nell’Isis? A quell’età cosa volete che due ragazzine possano capire di Assad, della guerra fra sciiti e sunniti, del fondamentalismo islamico, del Corano ecc.? Cosa volete che possano comprendere di ciò che è realmente l’Isis, delle sue finalità? Forse pensavano che fosse tutto un gioco a punti, o come detto un reality show come quelli che si vedono solitamente sui canali televisivi con le persone che scelgono di sperimentare la vita sulle isole deserte o sulle alte montagne?  Volevano forse provare dal vivo le stesse sensazioni che si hanno stando dietro la testiera della play station, senza sapere che laggiù al posto dei pulsanti c’erano le armi vere, con pallottole reali e non virtuali? 
Hanno scelto di andare nell’inferno e l’inferno lo hanno trovato davvero. Un inferno forse dal quale hanno pure tentato di fuggire dopo essersi rese conto che il gioco è ben diverso dalla realtà, che quella non era una guerra virtuale, ma una guerra vera fatta di sangue, di morti ammazzati, di teste mozzate ecc. Si sono trovate dentro l’orrore e dell’orrore sono rimaste vittime. 

Fuggire dall’inferno era impossibile. L’una ha trovato la morte nei combattimenti nei quali si era forse addentrata pensando che alla fine i fucili fossero caricati a salve come in un gioco, l’altra quando ha capito che il gioco era molto più grande di lei ha tentato la fuga per tornare alla realtà di tutti i giorni quella europea ed occidentale ed è stata ammazzata per questo. Due giovani vite spezzate forse dall’assurda convinzione di poter vivere da eroine e diventare loro stesse protagoniste della play station. 
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