Il romanzo "fascista" di Bernardi Guardi: "Un omaggio ai vinti che difesero Firenze"

25 novembre 2015 ore 13:48, Adriano Scianca
Il romanzo 'fascista' di Bernardi Guardi: 'Un omaggio ai vinti che difesero Firenze'
Mario Bernardi Guardi, saggista, giornalista e intellettuale con una passione per la cultura novecentesca fuori dal coro, ha appena pubblicato il suo primo romanzo, Fascista da morire (Mauro pagliai Editore). IntelligoNews lo ha intervistato per saperne di più.

Come ti è venuta l'idea di pubblicare un romanzo?

Ero a cena con Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore che conosco e frequento da anni, ed è stato lui a dirmi: “Perché, dopo tanti saggi, non scrivi un romanzo?”. In effetti avevo dentro tante cose che volevo raccontare. La prima delle quali, da cui trae spunto il mio libro, è la resistenza fascista dei franchi tiratori che, a Firenze, si opposero all’avanzata degli americani. Ce ne parla, in una pagina famosa de “La Pelle”, Curzio Malaparte. L’indifferenza, l’insofferenza e l’irriverenza di quei giovani mi è sempre rimasta nel cuore. Il protagonista, che non casualmente si chiama Mario, è proprio un ragazzo di Firenze che sogna di unirsi ai franchi tiratori. 

Ci sono personaggi storici reali che compaiono nel libro? 

Certo. Compare lo stesso Malaparte, che arriva sulla scena della fucilazione di un gruppo di franchi tiratori esattamente come egli stesso racconta ne “La Pelle”. Ma soprattutto c’è Berto Ricci. Nella finzione del romanzo Mario e il suo amico Gino, che salirà sui tetti a sparare agli americani, sono andati a ripetizioni di matematica dal professor Berto Ricci. E poi c’è Romano Bilenchi, che di Ricci fu amico e poi passò al comunismo. Nel romanzo è un amico di famiglia di Mario che cerca di dissuaderlo dal raggiungere i fascisti.

Dalle tue parole emerge un particolare attaccamento alla figura di Ricci… 

Berto Ricci è un personaggio che piace anche agli antifascisti, data la sua tempra ideale altissima coronata dalla morte in battaglia. Tant’è che il miglior libro su di lui lo ha scritto un antifascista come Paolo Buchignani. È una figura da cui non si può non restare conquistati. 

Dai franchi tiratori a Berto Ricci: tutto molto toscano, comunque. Esiste una specifica via toscana al fascismo? 

Il romanzo 'fascista' di Bernardi Guardi: 'Un omaggio ai vinti che difesero Firenze'
Io direi di sì. Il fascismo nasce dai malumori patrioti e libertari delle riviste fiorentine dei vari Papini e Prezzolini. Nell’ambiente toscano si avverte tutta quella trasversalità novecentesca, quella volontà di coniugare le suggestioni ribellistiche più diverse che attraverserà tutto il fascismo e si esprimerà infine nella Rsi, di cui figura centrale sarà quel toscanissimo Alessandro Pavolini, figura molto interessante di fascista intellettuale che dopo l’8 settembre diventa fascista intransigente. 

Ma perché scrivere un romanzo sul fascismo oggi? 

Mi viene in mente una frase di Via col Vento: “Ho un debole per le cause perse, soprattutto quando sono perse per davvero”. Potrebbe sembrare una motivazione estetizzante, ma devo dire che già da liceale ho sempre avuto il desiderio di capire il mondo dei vinti. Vedevo la reticenza urtata dei miei professori e questo mi ha spinto ad approfondire. Non solo intellettualmente, poiché poi mi sono avvicinato alla Giovane Italia e al Msi. E da qui, da vicino a tutto questo mondo, ho poi voluto approfondire le ragioni di chi era di là, non a caso scegliendo di laurearmi con tesi sull’antifascista Gobetti.
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