Dedurre i costi per badanti e baby sitter? C'è la proposta che migliora i conti (pubblici)

25 novembre 2015 ore 14:16, Luca Lippi
Dedurre i costi per badanti e baby sitter? C'è la proposta che migliora i conti (pubblici)
Assindatcolf ha promosso una ricerca per sostenere il welfare familiare, chiedendo al Censis di effettuare una ricerca e produrre un documento ufficiale da presentare agli organismi preposti. Dalla ricerca emergono diversi dati molto interessanti, soprattutto per le casse pubbliche, e quindi di tutti i cittadini italiani. In Italia ci sono 2,1 milioni di famiglie che si avvalgono regolarmente della collaborazione di colf, badanti e baby sitter, la spesa totale sostenuta da queste famiglie è di circa 19,3 miliardi di euro l’anno.

Assindatcolf propone la deduzione fiscale dei costi del lavoro domestico, e dal rapporto emerge che se le famiglie italiane potessero godere della deduzione delle spese per le collaborazioni familiari, emergerebbero 340.000 addetti al settore (attualmente occupati irregolari) e si creerebbe occupazione aggiuntiva diretta per 104.000 collaboratori domestici. Fra i vantaggi immediati nuova occupazione (si stimano almeno 80mila addetti) gettito fiscale e contributivo attualmente “sommerso” più la maggiore disponibilità per le famiglie che godendo della deduzione dispongono di maggior reddito da spendere in consumi nuovi con seguente maggior introito di Iva per lo Stato. Costo per lo stato stimato…una goccia nel mare, appena 675 milioni (per offrire un paragone è un quinto del canone Rai totale previsto per il 2016).

I conti: 2.143.000 le famiglie italiane (l’8,3% del totale) che utilizzano i servizi dei collaboratori domestici, il valore economico delle prestazioni dei collaboratori domestici, sostenuto direttamente dalle famiglie, è pari complessivamente a 19,3 miliardi euro (negli ultimi quindici anni è cresciuto del 22%). Occupati presso le famiglie per i vari servizi sono 1,6 milioni (il 6,6% degli occupati totali) aumentati negli ultimi quindici anni di quasi il 46% (nel 2000 erano 1,1 milioni, il 4,8% del totale). Nei fatti, un importante settore occupazionale che offre un crescente sviluppo e quindi merita attenzione! Attualmente all’interno del settore resta ampia la quota di lavoro irregolare, che interessa circa il 55% dei lavoratori domestici, pari a 876.000 unità. Solo nel 2001 l’incidenza del lavoro sommerso superava l’80%. 

Altri numeri: il 96,1% delle famiglie che utilizzano collaborazioni domestiche per assistenza anziani o prestazioni equivalenti non riceve alcuna forma di sostegno, le restrizioni sopravvenute per una cattiva e malversa consuetudine del ricorso ai servizi assistenziali dello stato senza averne diritto, hanno provocato la mancanza di supporto per moltissime famiglie che ne avrebbero realmente bisogno, e che sono costrette a sostenere di tsaca propria l’onere pur potendo utilizzare le attuali concessioni del welfare nazionale. Il 45,8% delle famiglie che ricorrono ai servizi forniti da colf e badanti è costretto ad affrontare difficoltà economiche, che inducono a contrarre altre voci della spesa familiare se non a dare fondo ai risparmi.  A godere dell’assegno di accompagno è solamente il 4,8%, e solamente il 3,6% usufruisce di detrazioni fiscali. Per il 10,1% delle famiglie la spesa incide per oltre il 30% del reddito disponibile. Sarebbero ulteriori 2,9 milioni (il 12,1%) le famiglie che potrebbero attivare una domanda di servizi domestici se fossero nelle condizioni economiche per farlo.

Da tutto questo bacino di potenziale utenza, sfugge per questioni meramente economiche un ulteriore 19,3% che attualmente sono assistiti nella cura, nell’assistenza e nella pulizia degli ambienti vitali direttamente dai familiari. Secondo l’indagine del Censis commissionata da Assindatcolf il 65,5% delle famiglie sarebbe molto o abbastanza d’accordo sulla possibilità di dedurre fiscalmente alcune spese per il welfare, sostenute direttamente di tasca propria. Portando a regime la proposta di Assindatcolf, al netto di costi e ricavi il costo dello stato si riduce a soli 72 milioni di euro (che diviso per la popolazione maggiorenne italiana in Italia pari a 14milioni, 570mila individui corrispondono a meno di 5 euro l’anno).

A tale proposito Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf, dichiara: “Le stime contenute nel Rapporto Censis dimostrano l’assoluta sostenibilità per le casse dello Stato della deduzione totale del costo del lavoro domestico. Si tratta di un’operazione quasi a costo zero, poiché 72 milioni di euro sono un valore pressoché irrisorio che, però, potrebbe generare una vera e propria inversione di tendenza nel sistema del welfare italiano. Le famiglie sarebbero finalmente libere da un pressante ruolo di assistenza e cura che gli è stato impropriamente affidato, con la conseguenza di un ritorno ad un ruolo pieno di nucleo sociale naturale, recuperando anche la funzione prima della famiglia con un aumento della natalità”

autore / Luca Lippi
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