Italia green e in controtendenza: giù le emissioni di gas serra

25 novembre 2015 ore 20:38, intelligo
Italia green e in controtendenza: giù le emissioni di gas serra
La notizia buona è che in Italia diminuiscono le emissioni di gas serra. E dal 1990 sono calate in una percentuale significativa, pari al 16,1 per cento. La notizia che lascia quanto meno perplessi o comunque può suscitare dubbi e interrogativi è: ma finora non ci avevano sempre detto i rischi e le conseguenze dell’effetto serra, lo scioglimento dei ghiacciai e le tempeste come conseguenza diretta dell’inquinamento dei Paesi occidentali? Se scenari simili si mettono a confronto con la diminuzioni delle emissioni di gas serra, verrebbe da chiedersi che o l’Italia è una “mosca bianca” in mezzo a un esercito di mosche nere e inquinanti, oppure forse tesi e teorie finora divulgate forse propugnavano una visione abbastanza diversa dalla realtà. Intelligonews ha registrato gli esiti di studi, ricerche, sperimentazioni dando voce, come sempre a tutte le campane, lasciando poi al lettore la possibilità di conoscere per farsi la propria idea. Tornando alla notizia buona, arriva dall’Ispra nel contesto della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Unfccc) e del protocollo di Kyoto. L’Istituto per la Protezione e la Ricerca ambientale (Ispra) ha, infatti, realizzato l’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra per l'anno 2013. 

IL DOSSIER. Secondo il rapporto Ispra, nel 2013 le emissioni totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 6,7% rispetto all’anno precedente e del 16,1% rispetto all’anno base (1990). Inoltre, i dati preliminari 2014, già comunicati ufficialmente all’Unione europea nella sua veste di unico responsabile dell’inventario emissioni in Italia, segnalano una ulteriore diminuzione rispetto a due anni fa con un livello di emissioni totale pari a 417 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Si è appena concluso il cosiddetto 'true-up period' del Protocollo di Kyoto per il raggiungimento degli obblighi dei Paesi interessati. L’Ue e gli Stati membri, compresa ovviamente l’Italia, hanno raggiunto l'obiettivo stabilito per il periodo 2008-2012.

LA ROAD MAP. Nell’attesa del nuovo trattato cui si dovrebbe arrivare in occasione della Conferenza di Parigi i Paesi che hanno detto sì al secondo periodo di Kyoto devono rispettare obblighi di riduzione per gli anni 2013-2020. In particolare, per l’Ue e l’Italia la “regola” è una riduzione del 20 per cento rispetto al ’90. In altre parole, mancano ancora quattro punti percentuali, ma il trend è impostato nella giusta direzione. Da Parigi in poi, se veramente si dovesse arrivare a un nuovo trattato, le regole che verranno fissate scatteranno a partire dal 2020. Dal dossier Ispra emerge che tra il 1990 e il 2013 le emissioni di tutti i gas serra sono passate da 521 a 437 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’82 per cento del totale e nel 2013 sono risultate inferiori del 17,4% rispetto all’anno di riferimento, ovvero il 1990. A contribuire all’abbattimento dei gas serra hanno concorso il taglio dei consumi energetici e delle produzioni industriali. Un andamento dovuto in parte agli effetti della crisi economica, in parte all’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili (soprattutto eolico e idroelettrico) ma anche da un aumento dell’efficienza energetica. 

I PRICIPALI "VELENI". Le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) sono rispettivamente pari a circa il 10,1% e 4,4% del totale e sono in calo sia per il metano (-18.3%) che per il protossido di azoto (-29.6%). Gli altri gas serra, gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), trifluoruro di azoto (NF3) e esafluoruro di zolfo (SF6), hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0,01% e il 2,6%; le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre le emissioni di PFC decrescono e quelle di NF3 e SF6 mostrano un minore incremento. Va anche ricordato che nel 2013 (sempre rispetto al 1990) le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del 21,9%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178,6 Terawattora (TWh) a 192,9 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218,7 TWh a 297,3 TWh. Nello stesso periodo di riferimento, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi sono aumentate del 9,4%. In particolare, in Italia il consumo di metano nel settore civile era già diffuso nei primi anni ’90 e la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è invece correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali. In diminuzione le emissioni dell’industria manifatturiera (-42% rispetto al 1990) a causa dell’aumento del consumo di gas naturale al posto dell’olio combustibile per produrre energia e calore e – negli ultimi anni – a seguito del calo della produzione industriale. In calo del 14,9 per cento anche le emissioni nel settore dell’agricoltura. Infine, negli ultimi anni – secondo il Rapporto Ispra – è stato registrato un aumento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici e nel comparto del trattamento dei rifiuti, le emissioni sono diminuite del 20,5%, e il trend dei prossimi anni indica una ulteriore discesa. 

LuBi

autore / intelligo
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