Assunzioni Marchionne a Cassino, Sabella: "Rinascita di un'industria e pro-Renzi"

25 novembre 2016 ore 11:16, Marta Moriconi
Fiat-Chrysler assumerà altri 1.800 lavoratori entro il 2018 nello stabilimento di Cassino. 
Lo ha detto Alfredo Altavilla, responsabile di Fca per la regione Emea (Europa, Medioriente, Africa), intervenendo all'assemblea dell'Anfia nella fabbrica dell'Alfa Romeo nel frusinate. 
Intelligonews ha chiesto un parere in merito a Giuseppe Sabella, direttore di Think-in che da quasi tre anni racconta il rapporto Marchionne Renzi e le implicazioni del caso Fiat sulla politica italiana, anche attraverso la pubblicazione di un libro intitolato "Da Torino a Roma: attacco al sindacato" (Guerini editore 2015)

Cosa significa sul piano industriale questo importante aumento di organico a Cassino?

"L'assunzione di 1800 persone a Cassino certifica non solo la rinascita completa di un'industria che prima dell'avvento di Marchionne era praticamente morta, ma anche l'importante rilancio di un brand come Alfa Romeo. L'aumento degli organici va infatti considerato in vista della produzione a pieno regime della Giulia e del Suv Stelvio. Questo annuncio va tuttavia visto non solo in chiave industriale, ma anche politica".

A cosa si riferisce?

"Si tratta di un altro endorsement di Marchionne a Renzi. Non dimentichiamoci che siamo a ridosso di un referendum in occasione del quale molti italiani sceglieranno di votare pro o contro Renzi che proprio in queste ore è stato presso lo stabilimento di Cassino in occasione dell'Assemblea di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica). E il messaggio del Premier è chiaro: "Noi, come FCA, siamo quelli che vogliono rilanciare il Paese. Gli altri lo vogliono bloccare". Si tratta di un messaggio rivolto a tutti gli Italiani ma in particolare al mondo dell'industria e del lavoro".

In che modo i lavoratori potrebbero cogliere questo messaggio?

"Tutti sanno quanto la rivoluzione Marchionne abbia portato valore e ricchezza al paese, anche Landini è finito col riconoscerlo. Il mondo del sindacato sul referendum si è ancora una volta diviso, anche se chi è per il no non sta facendo un grande attivismo. Certo è che non si possono eludere le implicazioni e le ricadute che la riforma costituzionale ha sul lavoro e sull'economia: la semplificazione in particolare come del resto anche la possibilità di avere una politica energetica forte sono fattori considerevoli. Guarda caso i metalmeccanici della Cisl, vero cuore della rivoluzione Fiat sul versante sindacale, si sono molto spesi a sostegno del si".
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